“Antidoto” contro la dipendenza da internet

La Dott.ssa Vincenza Cetrangolo, ci parla di come l’uso spropositato di internet, vada a ridurre il tempo dedicato a se stessi per una finta realtà . Tempo medio di lettura: circa 4 minuti

Il termine dipendenza viene inteso solitamente come dipendenza fisica da sostanza (dipendenza da alcol, da droga, alimentare, etc.) ma negli ultimi decenni c’è un’applicazione di questo termine che si associa anche ad una “non- sostanza”, ovvero ad internet. Non esiste una definizione univoca di dipendenza da internet, ma esistono diversi modi con cui si può creare una dipendenza dalla rete online. In linea generale con questo termine si intende l’uso eccessivo di questo mezzo associato ad un comportamento irritabile e umore negativo soprattutto quando se ne è privati. I soggetti che abusano di internet non riescono a controllarne più l’impulso che hanno ad accedervi.

Tra i tanti fattori alla base di queste dipendenze, ne possiamo identificare almeno tre:

  • la facile accessibilità e i costi molto bassi con cui oggi ci si può connettere,
  • un senso di onnipotenza e controllo, non reale ma virtuale, che il soggetto crede di poter avere sulle attività online
  • forti livelli di eccitabilità e adrenalina che il soggetto arriva a provare.

Risultati immagini per dipendenza da internetGli individui più vulnerabili sono gli adolescenti maschi tra i 12-20 anni, ma c’è anche un’ampia fetta di adulti con un disagio psicopatologico non manifesto che ne soffre, che cerca un modo per compensare le problematiche relazionali reali o di evadere dalle difficoltà e dalla sofferenza emotiva. I soggetti che soffrono di questo disturbo è bene che siano supportati da un aiuto specifico, individuale o di gruppo, ma molto spesso lo fanno solo se persuasi dai familiari che notano la situazione degenerare.

Prima che si arrivi a queste situazioni di emergenza, sarebbe meglio evitare quadri critici spiacevoli facendo un po’ di sana e semplice prevenzione non totalmente scontata per noi adulti: limitare la quantità di tempo trascorso quotidianamente on line (non più di una o due ore), possibilmente non creando una routine quotidiana che deve essere a tutti i costi rispettata; integrare le attività on line con simili attività reali (es. acquisti, svaghi o relazioni sociali), poiché in tal modo non si trasformi la rete nello strumento privilegiato di relax, di evasione e di contatto con se stessi; la socializzazione reale non deve mai essere totalmente sostituita da quella virtuale.

L’attenzione verso l’abuso di internet è rivolta anche ai bambini, tanto che il blog “The Huffington Post” recentemente ha pubblicato una ricerca del “L’American Academy of Pediatrics” e la “Canadian Society of Pediatrics”. Gli esperti avvertono che i bambini da 0 a 2 anni non dovrebbero essere esposti alla tecnologia, dai 3 ai 5 anni l’esposizione dovrebbe essere di un’ora al giorno, mentre dai 6 ai 18 anni non più di due ore al giorno.

Risultati immagini per dipendenza da internetQueste raccomandazioni nascono da importanti ricerche che dimostrano quanto la stimolazione su un cervello in sviluppo, generata dalla sovraesposizione alla tecnologia (cellulari, internet, iPad, TV) possa essere associata a deficit delle funzioni esecutive e dell’attenzione, a ritardi cognitivi e dell’apprendimento, aumento dell’impulsività e diminuzione della capacità di autoregolarsi (con predisposizione all’aggressività, data dal contenuto spesso violento dei media) con successivi scatti d’ira. L’uso della tecnologia limita il movimento causando ritardi nello sviluppo e aumento dei casi di obesità infantile; inoltre ci possono essere problemi a livello emotivo come depressione infantile, ansia e disturbi dell’attaccamento.

Anche per i bambini è importantissimo fare prevenzione promuovendo e immergendoli fin dalle prime fasi dello sviluppo in un ambiente dove c’è contatto affettivo e interpersonale, con tanti stimoli reali.

Facendo ciò priviamo noi stessi e i nostri bambini di una grande possibilità “gratuita”: la possibilità di ascoltare le proprie emozioni e percepire ciò che c’è intorno a noi. Come descrive Micardi, nel suo testo “Ritrovare il tempo, incontrare se stessi”, la noia può essere un grande momento di verità, permette momenti di pausa, di riflessione, di lucidità, di pensieri propri e non assunti dall’esterno. Sarebbe molto educativo per i nostri figli, concedere momenti di solitudine e di noia, in cui non fare niente e fantasticare, osservare, stare con le mani in mano senza rimproveri. Usciamo dal luogo comune per cui l’inattività è vista in un’ottica negativa (pigrizia, inedia, accidia), ma vediamolo come momento positivo di pensiero, momento fecondo dove riusciamo a trovare la nostra unicità di fronte ad una società che ci induce alla omologazione. Noi adulti invece di metterci online in ogni momento “libero”, in un’ottica preventiva, sforziamoci di starne senza per qualche minuto in più al giorno e ai nostri figli proponiamo a scuola come a casa “l’ora della noia” e vediamo che meraviglie saranno capaci di creare.

In conclusione utilizziamo anche la noia come antidoto contro l’insorgenza di un disturbo, quello della dipendenza da internet che, essendo gli essere umani molto vulnerabili, rischia di diventare un’altra piaga nella nostra società.

Per conoscere meglio Vincenza Cetrangolo, visita la sua Pagina Autore

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