Auto-Mutuo-Aiuto: costruire spazi di ascolto e riconoscimento

La Dott.ssa Assunta Aquino ci parla dell’importanza dei gruppi di auto-mutuo-aiuto in particolari contesti di vita. Tempo medio di lettura: 6 minuti

Correva l’anno 1935, quando dall’incontro di due uomini, Robert Smith e Bill Wilson nacque ad Akron (Ohio) “Alcolisti Anonimi”, il primo vero gruppo di auto-mutuo-aiuto, strutturato sul noto metodo di recupero dei Dodici Passi.

I due amici, entrambi con durissime storie di alcolismo alle spalle, si resero conto che un alcolista che ha smesso di bere possiede la capacità di aiutare l’alcolista che ancora beve; così facendo indica all’altro la via per uscire dal problema e nel contempo mantiene e consolida la propria sobrietà.

Oggi Alcolisti Anonimi è presente in oltre 160 Paesi di tutti i continenti e conta più di 100.000 gruppi di auto-aiuto insieme ad un gran numero di alcolisti recuperati.

Da cosa deriva il successo di queste forme di sostegno sociale?

Il clima culturale degli ultimi anni, incoraggiando la diffusione di valori quali la partecipazione e il protagonismo dell’utente ha favorito l’emergere di realtà che si sono sempre più emancipate dai contesti formali di cura.

Una di queste realtà è quella del self help o auto-mutuo-aiuto (AMA).

Secondo l’OMS, l’AMA è dato dall’insieme di “tutte le misure adottate da non professionisti per promuovere, mantenere, o recuperare la salute – intesa come completo benessere fisico, psicologico e sociale – di una determinata comunità”. Alla radice del fenomeno vi è la crisi del Welfare State e l’insoddisfazione nei confronti dei sistemi formali di aiuto, visti spesso come troppo distanti rispetto alle esigenze dell’utente.

Il nuovo modello assistenziale che si sta delineando è quello del Welfare Mix che, affidandosi sia ai soggetti pubblici sia a quelli privati, riesce a dare maggiori attenzioni al bisogno del singolo cittadino e a rispondere alla sua domanda di salute con possibilità diverse ed innovative.

Quali sono le tipologie di AMA?

Risultati immagini per gruppi auto mutuo aiutoL’idea AMA è nata con “Alcolisti Anonimi”, ma con il tempo questo modello è risultato funzionale anche al fronteggiamento di altre problematiche, quali, ad esempio, la gestione delle malattie croniche, i disturbi d’ansia, il gioco d’azzardo, le malattie tumorali, i problemi di coppia, la disoccupazione, l’essere il familiare di un paziente malato, la situazione di ex carcerato, la tossicodipendenza, la depressione, i disturbi sessuali, i disturbi alimentari, etc.

Secondo Francescato e Putton (1995) possiamo individuare quattro tipologie di gruppi di auto-mutuo-aiuto che si distinguono rispetto al vissuto che accomuna i membri e ai meccanismi che il gruppo dovrebbe innescare.

  • Controllo del comportamento: sono costituiti da persone che vogliono eliminare o controllare alcuni comportamenti problematici (Alcolisti Anonimi). Compito del gruppo è quello di aiutare il partecipante ad abbandonare quella condotta e di convincerlo a non ripeterla più.
  • Gruppi di portatori di handicap o di malati cronici: in questo caso le persone non hanno il potere di cambiare la condizione di base del loro malessere. Il gruppo avrà la funzione di rafforzare le competenze individuali che permetteranno al membro di far fronte con successo alle difficoltà.
  • Gruppi di parenti di persone con problemi gravi: il gruppo ha lo scopo di sostenere coloro che sono legati affettivamente e/o si trovano a vivere con persone che hanno un grave problema.
  • Gruppi di persone che attraversano un periodo di crisi: per situazione di crisi si intendono eventi che comportano un cambiamento improvviso, sia di tipo negativo che positivo. La crisi rappresenta uno stato temporaneo di turbamento e disorganizzazione psichica, spesso conseguenza di stress particolarmente acuti.

Quali sono i principi su cui si basa il fenomeno AMA?

Il principio basilare su cui si reggono i gruppi AMA é quello dell’helper therapy descritto da Riessman. Egli afferma che all’interno di questi gruppi ciascun membro svolge due ruoli congiunti: quello d’erogatore e di ricevitore di aiuto: il ruolo dell’helper permette ad ognuno di sperimentare un incremento di auto-efficacia personale e di auto-stima e di avere riconoscimento sociale.

L’esperienza giova ad entrambi perché la persona aiutata può riconoscere nell’aiutante ciò che lei diventerà in futuro e si può rendere conto che la sua sofferenza non durerà per sempre. Chi aiuta, condividendo la sua storia, può vedere le difficoltà che non sa ancora come risolvere in una prospettiva più ampia.Risultati immagini per gruppi auto mutuo aiuto

Dal momento che tutti i membri vivono la medesima condizione, c’è uno scambio tra pari: questo implica che la persona portatrice del problema non si senta giudicata e abbassi le proprie difese di fronte agli altri.

In terzo luogo, vi è una forte spinta ideologica: in misura minore o maggiore, tutti i gruppi AMA strutturano un sistema di principi, insegnamenti e valori condivisi e fortemente persuasivi (Francescato, 2011).

AMA: cosa è cambiato dal 1935 ad oggi?

La diffusione delle nuove tecnologie ha favorito la nascita di nuove forme auto-mutuo-aiuto, che innegabilmente si discostano dal tradizionale canale di comunicazione per una molteplicità di ragioni, tra le quali: l’assenza della corporeità e la conseguente preminenza della dimensione comunicativa verbale e l’anonimato.

Altra caratteristica è l’assenza di una scansione regolare e situata degli incontri tra i membri: molte forme di AMA on-line sono costruite attraverso la discussione in specifici forum e/o mailing list, alle quali è possibile accedere da ogni parte del mondo e senza orari predefiniti.

Un’altra caratteristica che distingue il fenomeno da quello tradizionale è la dimensione del gruppo: nella realtà virtuale i gruppi possono essere di dimensioni anche molto grandi e le esperienze si compiono in contesti molto ampi e poco strutturati.

Nel caso dell’AMA on-line il ruolo del facilitatore-terapeuta è forse diverso, e per certi versi minore, di quello che egli ha nell’AMA dal vivo.

Organizzare incontri di terapia e di auto-aiuto online in modalità sincrona, per esempio tramite chat, è complicato e dispendioso in termini di tempo.

Per questi ed altri motivi, la validità dei gruppi virtuali è oggetto di una  discussione aperta e i terapeuti sono divisi tra chi li sostiene e chi no.

Secondo una recente ricerca svolta da Pew Internet and American Life Project (2006), sono i pazienti portatori di patologie croniche o rare quelli che ricorrono a Internet per integrare, anche attraverso il confronto “tra pari”, il consiglio del medico. Le persone che soffrono di patologie croniche hanno meno possibilità di collegarsi ad Internet rispetto alle altre, ma quando sono on-line sono più propense ad utilizzare i blog e altri strumenti partecipativi disponibili in rete attraverso i quali discutere dei propri problemi di salute.

In conclusione, a prescindere dal canale di comunicazione, la creazione di gruppi di supporto sociale, sempre più formati e informati, non può che essere positiva, soprattutto nel rompere l’isolamento che quotidianamente vive chi è affetto da malattie croniche e che trova nell’altro “simile” un dispositivo in cui specchiarsi e riconoscersi.

Il gruppo può quindi rappresentare un valido supporto per far sì che i cittadini riescano ad esprimere meglio i loro bisogni, la cui sintonizzazione aiuta a sviluppare un forte senso d’appartenenza alla comunità.

 

Riferimenti:

Bordogna, M. (2013). L’auto-mutuo-aiuto nell’era del Web 2.0. Alss. 1, 75-90.

Cobb, S. (1976). Social support as a moderator of life stress. Psychosomatic Medicine.

Fox, S. e Purcell, K. (2006). “Chronic disease and the Internet.” Pew Internet & American Life Project, in http://pewinternet.org/Reports/2010/Chronic- Disease.aspx.

Francescato, D. e Putton, A. (1995). Stare meglio insieme. Dalla solitudine all’incontro. Milano: Mondadori.

Gatti, W. (2012). Sanità e Web. Milano: Springer Ed.

O.M.S. Organizzazione mondiale della Sanità (1986). La carta di Ottawa per la promozione della salute.

Riessman, F. (1965). The Helper Therapy Principle. Oxford University Press.

Santoro, E. (2011). Web 2.0 e social media in medicina. Roma: Il Pensiero Scientifico Ed.

Il programma di recupero dei dodici passi:

http://www.alcolistianonimiitalia.it/modules.php?name=aa3-metodo

 

Per conoscere meglio Assunta Aquino, visita la sua Pagina Autore

HR Social Magazine è sempre alla ricerca di nuovi articolisti. Se anche tu vuoi far parte di questa rubrica o desideri inviarci un tuo scritto su un particolare argomento, scrivici a info@hrsocialmagazine.it, riceverai quanto prima tutte le informazioni utili per entrare a far parte del nostro Team

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *