Il Bullismo: se lo conosci, lo eviti!

La Dott.ssa Giulia Giorgini ci parla di un fenomeno quanto mai attuale: il bullismo. Tempo di lettura: circa 5 minuti

Il bullismo è un fenomeno sociale deviante e complesso che in questi ultimi anni è venuto quanto mai alla ribalta con fatti eclatanti di cronaca. Si tratta di un fenomeno che spazia dalla violenza verbale, a quella psicologica, al cyberbullismo, fino alla violenza fisica vera e propria. Di certo possiamo dire che il bullismo è una forma di violenza che presenta alcuni tratti caratteristici:

  • la volontarietà di mettere in atto un comportamento (verbale o non verbale) che offenda o faccia male intenzionalmente ad un’altra persona;
  • la possibilità di individuare due figure: il cosiddetto “bullo” (colui che mette in atto un comportamento violento) e la “vittima” (colui che subisce la violenza);
  • la temporalità: non si tratta quasi mai di un singolo episodio, la violenza viene agita e perpetuata nel tempo, in modo sistematico;
  • i soggetti coinvolti sono giovani, e il contesto tipico di violenza è considerato di fatto l’ambiente scolastico, e più in generale di contesti sociali riservati ai più giovani.

Sembra quasi stabilirsi un’alchimia, direbbe qualcuno, tra ragazzi “bulli” e “vittime”, una collusione per dirla in termini psicologici, vale a dire una comune simbolizzazione del rapporto in cui la violenza sta al centro.

Risultati immagini per bullismoGrande interesse, nel tentativo di semplificare le cose, sembra rivolgersi verso i fattori che sembrerebbero esporre a tale rischio, e difatti molti studi cercano di definire i prototipi di bullo e vittima. Secondo tali studi, caratteristica del bullo pare essere l’incapacità di gestire e modulare la rabbia, nonché un’assenza di sistemi di controllo genitoriale e scolastico e un sistema valoriale che punta sull’aggressività come valore positivo. Nella vittima sembrano tornare, invece, caratteristiche quali: isolamento sociale, ridotta autoregolazione emozionale, vissuti tendenti a emozioni negative quali paura, angoscia e tristezza, aggressività esplosiva non provocata, ridotta autostima e affermazioni auto svalutanti, scarsezza di reti amicali, valori culturali accettanti l’aggressività come espressione di vigore e valore, iperprotettività genitoriale o ridotto controllo parentale, assenza di procedure di controllo a scuola.

Come possiamo vedere, comunque, alcune caratteristiche sembrano tornare sia nella vittima che nel bullo e questo perché? … Perché il bullismo non è problema individuale, ma è una dimensione sociale, che nasce nella relazione.

Quali conseguenze? Le conseguenze sono pesanti soprattutto per chi subisce… la sistematicità con cui si subisce violenza, la continuità, fanno sì che quasi la cosa diventi abituale. Il risultato? Sintomi emotivo-comportamentali che parlano di disagio e che fanno scricchiolare il mondo interno del ragazzo/a che è già nel difficile percorso di costruzione della sua identità.

Si innesca così un circolo vizioso che va dal disagio nello stare con i coetanei, alla paura per atti che potrebbero ancora subirsi, alla vergogna e all’impotenza fino ad una maggiore chiusura in sé stessi e un maggior isolamento sociale. La vittima può arrivare a percepire una scarsa autostima, sensi di colpa, vergogna, impotenza rispetto a ciò che subisce, disturbi depressivi e ansiosi, alternazione dei ritmi fondamentali dell’equilibro psicofisico dell’uomo, con disturbi del sonno e dell’appetito, fino a disturbi somatici. Questo stato di disagio può arrivare persino a determinare un peggioramento del rendimento scolastico della vittima, dovuto a difficoltà di concentrazione per una situazione che totalizza i pensieri del soggetto mettendolo in continuo disagio. E’ come se tutto, la propria stessa vita, gli impegni e gli interessi, andassero a ruotare attorno a questo fenomeno.

Per il bullo la conseguenza è in termini di rafforzamento di un uso violento e spregiudicato dei rapporti, senza possibilità di mediazione, che rischia di portare a comportamenti devianti sempre peggiori nel corso della sua crescita.

Per questa problematica di natura sociale, la parola chiave è proprio dialogo:

  • Dialogo con i genitori. E’ fondamentale creare e/o mantenere aperto un canale di comunicazione con i propri figli. Esso, spesso, è già una buona strategia protettiva, affinché i ragazzi possano esprimere le loro emozioni e possano raccontare episodi di vita che vivono senza senso di colpa o vergogna e riescano ad avere un punto di riferimento/confronto sugli eventi.
  • Dialogo tra i genitori e la scuola. Può essere una buona idea per i genitori che si accorgono di situazioni di bullismo che riguardino i figli di informare la scuola, nella persona degli insegnanti coordinatori al fine di creare rete e pensare strategie di gestione concreta della situazione di violenza tra pari.
  • Dialogo tra la scuola e gli alunni. L’ideale sarebbe una scuola più attenta, promotrice di una cultura di espressione di emozioni, di accettazione dell’altro, di inclusione, che parta dai primi sistemi di socializzazione: la scuola materna.

Come abbiamo già detto il bullismo non è solo un problema di un singolo ragazzo, è un problema sociale. Occorre sensibilizzare non solo i ragazzi coinvolti oggi, ma tutti i ragazzi, i docenti, le famiglie al fine di promuovere un cambiamento culturale che va nel senso del benessere.

Per l’adulto che si trova a contatto con un caso di bullismo (perché ha un figlio vittima o bullo), è il momento di mettersi in discussione: quali modelli forniamo? Quanto tempo dedichiamo ai nostri figli? Come ci vivono? Quali sono gli aspetti del nostro ruolo che hanno interiorizzato? Sempre nell’ottica di aiutare e sostenere, mai nell’ottica di autodenigrarsi come genitori o come figure di riferimento, in questo modo, infatti, non saremmo assolutamente d’aiuto ai nostri figli.

Risultati immagini per bullismoÈ importante pensare il bullismo non puntando le dita contro i “cattivi”, in un’ottica che poco serve a cambiare il comportamento, ma come un fenomeno che attraversa bulli e vittime e che poi viene giocato nei suoi ruoli diversi dagli uni e dagli altri… ricordandoci che nulla vieta che i ruoli non possano cambiare e che magari una vittima, che ha molto subito, possa esprimere ancora più violentemente tutta la frustrazione e la rabbia provata con un atto dalle conseguenze anche peggiori e più eclatanti di quelli subiti.

Il bullismo è dunque un fenomeno che ci attraversa tutti e che chiama tutta la società a mettersi in gioco, verso sistemi di convivenza, in cui aggressività e rabbia siano parlabili e non dirette ad un agito concreto che si configura, invece, come la necessità di una valvola di sfogo per l’incapacità a gestire i normali conflitti interni e esterni delle nostre vite di tutti i giorni. Apprendere ad esprimersi, per quanto riguarda i nostri sentimenti siano essi di rabbia, o di gioia, senza che se ne sia dominati più o meno inconsciamente e senza che se ne provi vergogna e per questo ancora più rabbia e intolleranza per l’altro che invece riesce, magari senza vergogna, ad esprimerli.

Nel bullismo non c’è vincitore, c’è solo violenza, quella che si subisce dall’esterno e quella che si vive internamente.  Non è roba da “fighi”… anzi: il bullismo, se lo conosci, lo eviti!

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