Coniugalità e Genitorialità

La Dott.ssa Sorbo ci espone un’interessante analisi dei concetti di “coniugalità” e “genitorialità” descrivendo aspetti e dinamiche tipiche di questi concetti. Tempo medio di lettura: circa 6 minuti

La coniugalità e la genitorialità sono delle dimensioni relazionali che sottendono sia una funzione mentale, ovvero le capacità relazionali apprese o da apprendere nell’arco di vita (come la capacità di riparare, ripetere o trasformare all’interno della relazione stessa); sia delle interazioni reali, cioè modalità con cui queste capacità si concretizzano nel quotidiano, nella relazione con l’altro.

La genitorialità è una delle ultime dimensioni relazioni che si raggiungono e non prescinde in alcun modo dal processo di individuazione e differenziazione iniziato nella propria famiglia di origine.

E’ nella famiglia di origine che si viene a strutturare la prima rappresentazione di Sé come individuo, strettamente legata al proprio ruolo in quello specifico contesto familiare.

Risultati immagini per innamoramentoCon l’adolescenza c’è invece il tentativo di ribellarsi a tale “etichetta” per sperimentarsi in contrapposizione ai propri modelli, forti del fatto che la continuità della relazione sarà garantita dai genitori. Tuttavia, anche per lo sviluppo di una sessualità matura, ritorna prepotente il bisogno dell’altro e, con l’innamoramento, si ha la possibilità di rientrare in contatto con il “genitore idealizzato”, ovvero con un interlocutore attento ad ogni bisogno e che si fa carico della relazione.

La fase dell’innamoramento è caratterizzata da una sana illusione sul partner e sulla relazione. Con la fantasia si colma il divario tra desiderio e realtà e i partner colludono difendendosi da aspetti angosciosi di sé e dell’altro.

Difatti, la coppia appena formata rappresenta una grossa opportunità evolutiva in quanto da una parte dà la possibilità di sperimentare una parte di sé non riconosciuta o convalidata in precedenza, dall’altra è uno spazio dove poter consolidare la propria rappresentazione per assicurarsi coerenza e continuità.

Il passaggio da questa fase all’amore maturo si ha quando uno dei partner comincia a rimandare all’altro anche qualcosa di più reale, affiancando così a queste fantasie condivise anche una realtà condivisibile. Molto spesso questo momento è vissuto come una crisi del rapporto: l’altro diventa un limite nel processo di espansione del sé che poteva rappresentare la coppia.

Se la frustrazione per queste delusioni verrà superata, il passaggio successivo consisterà nel riconoscere e, soprattutto, nell’accettare anche l’esistenza di una realtà non condivisa.

In questa fase si possono realizzare le vere potenzialità della relazione, sia per l’individuo che per la coppia: dalla collusione si può approdare alla “complementarietà inconscia” in cui i coniugi si usano a vicenda per sfruttare elementi riparativi e creativi della relazione, dell’altro e del sé. In questo modo, quelle che erano rappresentazioni di sé e della relazione “incastonate” nella pietra della storia passata, possono lasciare spazio ad una sperimentazione personale e di coppia più flessibile.

Resta comunque il bisogno di una fantasia condivisa, di poter pensare che l’altro (e se stesso) sia qualcosa di più. É sulla scia di questo bisogno che molte coppie arrivano alla genitorialità.

Come precedentemente detto, la genitorialità è intesa come funzione mentale ed interazione reale frutto della propria esperienza di figlio, dell’esperienza con i propri genitori e della relazione con il figlio prima pensata e poi concretizzata.

Risultati immagini per figlioL’arrivo di un figlio, soprattutto il primo, mette la giovane coppia davanti a nuovi compiti evoluti: da figli si diventa genitori e i propri genitori acquistano il ruolo di nonni, nasce la necessità di tracciare confini tra la dimensione coniugale e quella genitoriale e con le altre generazioni. I neo-genitori dovranno confrontarsi con i modelli genitoriali avuti da bambini, trovare un accordo sullo stile genitoriale da seguire, negoziare su responsabilità, compiti e ruoli. Soprattutto, i loro compiti prevedranno di fornire affetto, cura e calore emotivo al bambini, di costruire con lui un legame sicuro e di riconoscere il figlio “come altro da sé” con proprio bisogni.

I genitori sono “il principio di realtà” per il figlio che potrà vedersi se è inizialmente visto da loro.

Tuttavia quello che si è cercato di riparare nel rapporto di coppia, ora si cercherà di ripararlo nel rapporto figlio-genitori: potrà succedere che i bisogni e le rappresentazioni del passato satureranno lo spazio mentale e relazionale presente, con il rischio di perdere di vista il bambino e sui reali bisogni.

Ma cosa succede se il bambino “non viene visto”?

Essendo i confini tra sottosistemi poco chiari, è probabile che il bambino verrà coinvolto nella relazione e nella collusione tra genitori. Potrà specializzarsi in un ruolo o una funzione e/o potrà manifestare il suo disagio attraverso una sintomatologia.

In questi casi i genitori sono drasticamente riportati alla realtà e obbligati a una più attenta analisi della loro storia. Il timore di essere colpevoli del malessere del bambino può rappresentare motivo di forte angoscia e negazione del problema al fine di poter reiterare i proprio modelli interiorizzati e confermare la rappresentazione di sé e dell’altro che si hanno.

Pertanto, anche nella genitorialità bisogna fare lo sforzo di dividere ciò che è passato dal presente, riconoscere il figlio come altro da sé abbandonando aspettative irrealistiche su di lui e sulla relazione, al fine di non saturare lo spazio mentale necessario a cogliere i bisogni e le esperienze dell’altro.

“Per crescere figli sereni siate giardinieri e non falegnami. Il falegname modella a seconda del suo volere, il giardiniere cura la pianta e le permette di crescere al meglio.”
Anna Oliverio Ferraris

 

Riferimenti Bibliografici

  • Anna Maria Nicolò Corigliano, “Capacità di riparazione e genitorialità”, in Interazioni, op. cit., pag. 30;
  • Maurizio Andolfi, “La terapia con la famiglia”, Astrolabio, Roma, 1977;
  • Maurizio Andolfi, “Il bambino nella terapia familiare”, Franco Angeli, 2010;
  • Diana Norsa e Giulio Cesare Zavattini, “Psicodinamica degli affetti nella coppia genitoriale e relazione con il figlio: rappresentazioni e interazioni”;
  • Minuchin,  “Famiglie e terapia della famiglia”, Astrolabio, Roma, 1976.
  • Anna Halton e Jeanne Magagna, “Uno spazio per i genitori”, capitolo 6 del libro Psicoterapia familiare. Un approccio psicoanalitico a cura di S. Box- B. Copley – J. Magagna – E. Moustaky.
  • Giannakoulas, “Corteggiamento, innamoramento, amore e genitorialità” in Curare la relazione, Franco Angeli, Milano, 1996.

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