Decalogo per la Buona Comunicazione: Capitolo 4

Il Dott. Di Filippo rinnova il suo appuntamento con la rubrica sulla Buona Comunicazione. In questo nuovo capitolo saranno affrontate la quinta e sesta regola del decalogo. Tempo medio di lettura: circa 4 minuti

Bentornati al “Decalogo per la buona comunicazione”.

Oggi approfondiremo altre due regole del nostro decalogo.

  1. Effetto Primacy-Recency:
  2. Ispirare emozioni:

Effetto Primacy-Recency:

Avete mai pensato a quali parti della lista della spesa ricordate meglio dopo averla letta distrattamente? O al perché riuscite a ricordare solo le primissime parole e le ultime di un discorso, ma quelle nel mezzo, proprio non vi tornano in mente? Ecco, questo meccanismo di memoria è ciò che gli studiosi definiscono effetto primacy-recency. Gli studi sulla memorizzazione di liste semplici hanno rivelato nel corso della metà del ‘900 una predisposizione naturale dell’uomo, a ricordare per l’appunto quegli oggetti o quei nomi che occupano le prime e le ultime posizioni. Persino nel caso in cui aveste a che fare con frasi di senso compiuto, Hovland ed i suoi collaboratori hanno riscontrato gli stessi effetti mnemonici.

Risultati immagini per primacy recency effectLe ragioni teoriche che supportano l’effetto primacy si possono ricondurre al fatto che attraverso le prime informazioni che traete dall’ambiente intorno a voi, il vostro cervello cercherà di costruire uno schema utile ad analizzare tutte le successive informazioni da elaborare. Risulta anche interessante riflettere a tal proposito, sulla formazione delle prime impressioni. Lo stesso meccanismo cerebrale che agisce con l’effetto primacy, viene infatti utilizzato per definire e categorizzare nella maniera più rapida ed efficace possibile, le persone intorno a noi. Questo interessante stratagemma è un’eredità antica del nostro cervello ma di questo potremmo magari parlare in articoli futuri.

Tornando invece all’argomento analizzato in quest’articolo, la spiegazione più accreditata dell’effetto recency, riguarda la possibilità di utilizzare le informazioni immediatamente disponibili da parte della memoria operativa. Questo tipo di memoria è infatti costruita per poter elaborare e trattenere informazioni per un brevissimo lasso temporale e di conseguenza, tentando di rievocare dati appresi da pochissimo tempo, ciò che meglio ricorderete saranno le ultime nozioni.

Tutto ciò vi suggerisce dunque, come strutturare al meglio il messaggio da trasmettere.

L’obiettivo sarà concepire la struttura del messaggio in modo tale da avere gli argomenti più importanti o convincenti, all’inizio ed alla fine della comunicazione stessa.

Ispirare emozioni:

Quando si parla di trasmissione efficace di un messaggio non si può non tener conto delle dinamiche emotive che si possono suscitare nell’interlocutore. Per comprendere bene questo concetto pensate alle pubblicità che più di tutte hanno lasciato nella vostra memoria qualche traccia degna di nota. Pensate magari a quei discorsi motivazionali e semplicemente ispiratori che avete ascoltato nel corso della vostra vita ed al perché vi hanno colpito così a fondo. Il tema comune a queste cose non sarà altro che l’emozione.

Parliamo quindi dell’emotività che determinati messaggi scatenano nel ricevente. Messaggi che, possono essere testuali, visivi o uditivi magari. Ciò che conta però è l’emozione che essi scatenano. Questo principio va seguito principalmente per due essenziali motivi. Il primo, legato alla costruzione che il cervello opera dei ricordi. L’altro invece più contestuale all’era digitale.

Per quanto riguarda la prima motivazione vi ricordo che quando la memoria umana elabora, costruisce e sedimenta un ricordo, lo fa al massimo del suo potenziale solo ed esclusivamente quando questo risulta legato ad una forte emozione, qualsiasi tonalità essa abbia.

Risultati immagini per emozioniLa rabbia, la felicità, la commozione, la tristezza agiscono sui ricordi come un catalizzatore e garantiscono la fissazione dei ricordi in maniera quasi indelebile. Pensate quindi ad una pubblicità che riesce a generare in un target definito di persone un’emozione come la gioia o una forte ed intensa paura. A quel punto avrete fatto centro.

Il secondo motivo è legato al concetto di difese o se preferite agli “anticorpi” che l’utente medio digitale e televisivo ha sviluppato nel corso degli ultimi decenni. L’essere bombardati da informazioni, spot, pop-up ogni giorno, per molte ore al giorno, costringe il vostro cervello ad effettuare un’azione di filtro che stringe le maglie giorno dopo giorno, cercando di limitare al massimo le risorse da dover dedicare all’elaborazione del mondo esterno.

Per superare queste “dighe” cognitive, l’unica via da voi percorribile è e rimane quella di suscitare nell’interlocutore delle emozioni che permettano un lascia passare verso l’attenzione del target ricevente.

Ricordate quindi, ora conoscete nel dettaglio, dove posizionare le informazioni chiave dei vostri discorsi ed inoltre come poter rendere incisivi i vostri messaggi utilizzando le leve emotive a vostro favore. Sta dunque prendendo sempre più forma un quadro ben strutturato di dinamiche comunicative, fatto di strumenti e consigli utili per comunicare efficacemente i vostri messaggi, quale che sia il ricevente o l’interlocutore che avete scelto come target bersaglio.

 

 

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