Una Fiaba per la Buonanotte: Nocciolo e Krik nella Scarpacasa

Il secondo episodio delle avventure di Nocciolo e Krik..Una fiaba ideata e proposta da una mamma per un’appasionante lettura con i bambini. Tempo di lettura: 5 minuti

Per chi ha già provato a raccontare (spero con successo) la prima avventura di Nocciolo e Krik, propongo di seguito una seconda fiaba.

Questa volta i due scoiattolini affrontano un piccolo problema: la paura del buio e gli incubi notturni.

Come sempre, bisogna usare leggerezza ed ironia, ma anche attenzione: il racconto di una fiaba richiede anche una capacità di ascolto da parte del narratore, che deve capire se il bambino segue con attenzione e si immedesima nella storia, e deve sapersi fermare per dare piccole spiegazioni, o meglio per aspettare e sollecitare domande da parte del bimbo.

In particolare nella storia che segue Nocciolo non sa rispondere alle domande di Krik sul perché si svegli la notte. Questa domanda rimane appositamente senza risposta, per lasciare a bambino – appunto sollecitato delicatamente dall’adulto – di dare (se può o se vuole) una risposta.

Si possono inventare altre storie, con situazioni che richiedono risposte da parte dei personaggi, e lasciare spazio al bambino per dare le sue risposte o le sue soluzioni.

Ecco la favola, con l’invito a cimentarvi anche voi nell’invenzione di nuove storie.

Light

NOCCIOLO E KRIK NELLA SCARPACASA

L’uccello lira si chiamava Jessy ed era diventato un grande amico di Noccilo e Krik.

Risultati immagini per uccello disegnoE dico grande perché voleva loro tanto bene, ma anche perché era veramente grande: misurava quasi un metro con la sua coda a forma di lira, e poteva anche volare con i due scoiattolini aggrappati alle piume del dorso. Però Jessy era un uccello Australiano, cioè di un paese molto lontano, e doveva tornare a casa.  Peccato, perché dormivano così bene tra le sue piume, cullati dal canto della sua dolce voce… Prima di partire Jessy li portò in volo su tutta la foresta, per un bel giro panoramico. Dall’alto videro una piccola radura con uno strano oggetto al centro. Incuriositi atterrarono e scoprirono che in mezzo ad un praticello verde c’era… Un grande e vecchio scarpone abbandonato.

Subito krik entrò dentro, usando il laccio della scarpa come una liana e gridando “ohohahaahahhh” come Tarzan. Nocciolo si lasciò scivolare dentro e Jessy infilò la testa fin dove poteva, per vedere com’era dentro.

  • Questa scarpa è bellissima! – disse Krik.
  • Mi piace – disse Nocciolo
  • E’ calda e asciutta – disse Jessy – potreste vivere qui.

Risultati immagini per casa scarpa disegnoLa scarpa, infatti, era proprio una bella casa, aveva la suola a carro armato che la teneva ben asciutta dentro, le pareti di cuoio e un bellissimo buco dove si mette il ditone del piede, proprio una bella finestra per guardare fuori.

Detto fatto, gli scoiattolini si fecero due bei lettini di foglie secche, due comodini con il guscio di una noce e due vasini con il cappelletto delle ghiande (per non uscire fuori di notte a fare pipì).

  • Questa sì che è una casa! – esclamò Krik
  • E’ la nostra Scarpacasa! Evviva! – gridò Nocciolo
  • Adesso che avete una casa, posso partire più tranquillo -disse Jessy

Con molta tristezza i tre si dissero addio. Noccolo e Krik si presero per mano e videro volare via il loro amico, che aprì la grande coda e li salutò con una dolce canzone.

Certo, Krik e Nocciolo piansero un poco, ma si abbracciarono ed entrarono insieme nella nuova casa (anzi Scarpacasa, come la chiamarono).

  • Domani mettiamo il citofono col nostro nome – disse Nocciolo.
  • E anche un cartello con la scritta “Scarpacasa di Scoiattolini” – disse krik.

E così, un poco più contenti, si coricarono nei loro lettini e si addormentarono.

Però, nel bel mezzo della notte Nocciolo lanciò un urlo e Krik saltò per aria: – che succede? Che hai, Nocciolo, stai male?

Ma Nocciolo piangeva e non rispose.

  • Dimmi, che succede? Hai fatto un brutto sogno? Che hai sognato?
  • Non lo so. – disse Nocciolo e si asciugò le lacrime.

Krik si mise nello stesso lettino di Nocciolo e gli tenne la mano, ma quella notte dormirono molto male.

Il giorno dopo i due fratellini si diedero da fare: Pulirono bene la casa, cercarono ghiande e noci e le conservarono dentro la Scarpacasa per farne una riserva per l’inverno. Poi giocarono e corsero e, quando venne il buio, si andarono a coricare.

Ma di nuovo, nel più profondo della notte, un urlo fortissimo!

  • Che hai, Nocciolo? Di nuovo il sogno? – chiese krik.

Ma Nocciolo non rispondeva e piangeva piano piano.

  • Che hai sognato?
  • Non lo so.

E di nuovo i due scoiattolini dormirono stretti, stretti, ma si svegliarono molto stanchi e con il mal di testa.

La giornata passò come al solito. Questa volta i due fecero una bella partita a ghiandacalcio (che è come il calcio, ma bisogna tirare una ghianda dentro il buco di un albero).

Quando si fece buio, Nocciolo quasi non voleva andare a dormire, e Krik non era tranquillo. Allora si affacciarono tutti e due alla finestra (ricordate il buco nella scarpa, quello al posto del ditone?) a guardare le stelle.

  • Che belle! – disse krik
  • Quante sono! – disse Nocciolo
  • Ma guarda, una stella si muove… anzi sono due che fanno un balletto!
  • Che strano, si stanano avvicinando!
  • Ciao piccoli – disse una voce allegra.
  • Chi sei? – chiese Nocciolo.
  • Io mi chiamo Dina e sono una lucciola.
  • Io sono sua sorella, mi chiamo Lampa.
  • Non ho mai visto una lucciola. Come siete belle! – disse Krik
  • Volete entrare nella nostra Scarpacasa?
  • Siii – dissero le due lucciole, ed entrarono nella casa, che con la loro luce sembrò molto più bella e più grande.

Le due Lucciolette e i due scoiattolini incominciarono a parlare e a scherzare, e diventarono amici. Le lucciole si fermarono nella casa finché Nocciolo e Krik si addormentarono e rimasero con loro per molto tempo

Nocciolo quella notte dormì tranquillamente e fu così per tante altre notti, perché Dina e Lampa venivano ogni sera a stare con loro fino a che c’era il buio.

P.S.: In questa favola si gioca anche con le parole, lasciate che i bambini le capiscano senza il vostro aiuto: sarà più divertente.

 

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