Gli stati alterati della coscienza

Il Dott. Gian Luca Porfiri, ci parla di coscienza e inconscienza ponendosi e ponendoci tante domande per farci pensare e riflettere. Tempo medio di lettura: circa 4 minuti.

Non ho mai capito come l’aggettivo “Incosciente” possa venire attribuito ad una persona in modo offensivo. La definizione di “Incosciente” offre scorci molto differenti: “Che non ha cognizione di sé e del significato dei propri atti”; “che ha perso conoscenza”; “Che agisce senza riflettere”.

Sarò sincero, io non vedo alcuna offesa in queste interpretazioni. Sapete perché? Molto semplice, gli stati di “incoscienza” hanno fatto sempre parte della nostra natura biologica e psicologica. Non possiamo scegliere di non averli, non possiamo estinguerli, dobbiamo solo accettare l’influenza che esercitano sui nostri comportamenti.

Risultati immagini per coscienzaTuttavia, come siamo stati in grado di definire l’incoscienza, lo stesso possiamo fare con la “coscienza”. Il termine coscienza indica quello stato mentale in cui è presente una realtà oggettiva della propria esistenza, in un preciso spazio e in un preciso tempo. Si pensa che essa abbia dei correlati cerebrali molto profondi; molti ricercatori condividono il ruolo centrale del tronco encefalico, del talamo e delle cortecce somatosensoriali.

La coscienza non è affatto un elemento statico; anzi, probabilmente è il fattore psichico più variabile, il più imprevedibile. Essa di solito viene determinata da due importanti dimensioni: la vigilanza e la consapevolezza.

  • La vigilanza: uno stato, non necessariamente associato alla consapevolezza, in cui il pensiero ed i sensi sono attivi ed è possibile il movimento
  • La consapevolezza: la conoscenza di se stessi e del mondo che ci circonda.

Lo stato di coscienza è stabilito dal buon funzionamento sia della vigilanza che della consapevolezza.

La combinazione delle componenti della coscienza comporta i cosiddetti “stati alterati della coscienza”. Per esempio, nei casi di stato vegetativo, vi è vigilanza ma senza consapevolezza; il soggetto può avere quindi gli occhi aperti ma il contatto con l’ambiente risulta assente. Nel coma, invece, mancano sia la vigilanza che la consapevolezza, per cui la persona ha gli occhi chiusi e non sembrano esserci segni di risposta o di riflessi. Le alterazioni di coscienza rappresentano quegli stati in cui la mente non è lucida, la ragione è offuscata e la consapevolezza di sé viene fortemente compromessa.

Queste condizioni assumono forme differenti, che andremo a descrivere:

  • Innamoramento: pulsione che dà luogo ad una serie incontrollabile di sentimenti e di azioni, accompagnati da un’elevata attivazione emotiva verso un’altra persona.
  • Ipnosi: forte stato di suggestione generato da un’immagine o da uno stimolo percepito intensamente dall’individuo. La condizione ipnotica condiziona sia l’ambiente che l’identità del soggetto sottoposto.
  • Sonnambulismo: disturbo del sonno caratterizzato da schemi motori automatici che, solitamente, possono essere quotidiane e semplici da eseguire. Il sonnambulo non è in grado ricordare quello che ha fatto o detto durante la notte.
  • Stato onirico/Sogno: fenomeno psichico sub-cosciente che avviene mentre dormiamo, in particolare nel corso della fase REM. Lo stato onirico è caratterizzato dalla percezione di immagini e suoni riconosciuti come reali dal soggetto. Si riconosce nel sogno una mente del tutto diversa da quella vigile, avente leggi proprie e un’ampia risonanza nel mondo consapevole.
  • Stato di coma: profondo stato di incoscienza, indotto in diversi modi, in cui il soggetto non riesce a svegliarsi, non reagisce agli stimoli e giace ad occhi chiusi.
  • Meditazione: pratica che permette di raggiungere un maggior controllo della propria mente, in modo da acquisire padronanza dell’attività psichica e una miglior consapevolezza delle emozioni.
  • Stato di trip: forma gergale per definire le alterazione della coscienza fisica e mentale indotte specificamente dall’assunzione di sostanze psicotrope, come LSD, mescalina, DMT o psilocibina.
  • Post Mortem (non dimostrabile).

Risultati immagini per stati di coscienzaCosa ci porta a vivere queste stranissime condizioni? Sono un semplice risultato dei livelli neurochimici del cervello, o c’è dell’altro? E’ paradossale il fatto che la risposta a ciò stia in altre domande, di gran lunga più complesse. Queste si chiedono non il “Cosa”, ma il “Perchè” sul costrutto della Coscienza. Perché esiste la Coscienza? Per quale motivo esiste sempre un lato soggettivo dell’esperienza? Per quale ragione abbiamo una Mente?

Tutti questi interrogativi fanno parte del cosiddetto “Hard Problem of Consciousness”, il Problema della Coscienza, il quale conferma ancora una volta i limiti e l’impotenza verso i nostri sfuggenti riflessi psicologici.

David John Chalmers, filosofo australiano, sostiene:

Quello della coscienza rappresenta il più sconcertante problema per la scienza della mente. Non c’è nulla che non si conosca più intimamente dell’esperienza cosciente, e però niente che sia più difficile da spiegare. In epoca recente tutti i fenomeni mentali si sono lasciati analizzare, ma la coscienza ha resistito ostinatamente. Molti hanno cercato di fornire spiegazioni, ma queste sembrano sempre non essere all’altezza dell’obiettivo.

Sappiamo che una teoria della coscienza richiede un qualcosa in più che risulti basilare per la nostra ontologia, dato che qualsiasi cosa in fisica è compatibile con l’assenza di coscienza. Potremmo considerare questo qualcosa una caratteristica decisamente non fisica, dal quale derivare poi l’esperienza [del soggetto cosciente], ma è difficile immaginare quale possa essere tale caratteristica. Più verosimilmente, possiamo prendere l’esperienza stessa come caratteristica basilare, come facciamo con la massa, la carica, lo spazio-tempo. Se assumiamo l’esperienza come basilare, allora possiamo proseguire con la formulazione di una teoria dell’esperienza.

 

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