La Coscienza del Sè fra quotidianità e trauma: Teoria e Metodi

Il Dott. Gian Luca Porfiri, ci introduce il concetto di Coscienza del Sè con un particolare riferimento alla Psicologia dell’Emergenza e ai tragici eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia. Tempo medio di lettura: circa 7 minuti.

Sono tanti i momenti della vita quotidiana che non ci permettono di essere puramente noi stessi. Sentiamo come i comportamenti vengano influenzati dalle circostanze, come sensazioni di inadeguatezza e di distacco prendano il sopravvento e non riusciamo a mantenere una stabile consapevolezza. Situazioni come queste le viviamo sempre: a casa con la famiglia, a scuola con amici o a lavoro con i colleghi, perfino con gli sconosciuti. Il mondo ci mette costantemente alla prova, disponendoci in contesti in cui si deve prontamente decidere se rimanere se stessi o adattarsi alle aspettative esterne. E’ un continuo oscillare fra autenticità personale e conformismo sociale. Sapete, non c’è una sola modalità per elaborare la realtà intorno a noi.

Banale? Non credo.

Risultati immagini per chi sono ioIl continuo divenire dei nostri stati emotivi viene vissuto dalla mente in una versione unica nel suo genere. Sembra perciò che non vi sia spazio per una realtà uguale per tutti; il nostro costante desiderio di dar significato a ciò che accade infatti genera innumerevoli strati soggettivi che rende quasi impossibile sapere “cosa c’è davvero là fuori”. Questo desiderio nasce dal nostro . Che cos’è il Sé? La definizione del Sé, seppur ancora discussa, riflette l’esperienza che facciamo ogni istante della nostra vita. Esso risponde alla domanda “Chi sono io?” e riflette la consapevolezza di noi stessi, di ciò che abbiamo vissuto finora e di chi vorremmo essere in futuro.

Complesso eh? Facciamo un esempio. In questi mesi, ahimè, si sono verificati violenti terremoti nel Centro Italia. Un evento così traumatico ha scosso bruscamente i sentimenti della gente che vive quelle zone. Un qualunque uomo che, da un giorno all’altro, vede la propria casa completamente distrutta e la sua famiglia in una tenda, ha vissuto questi giorni in una maniera che per noi è inconcepibile immaginare. Chi ha saputo della notizia tramite i soliti telegiornali, invece, ha provato sensazioni molto più comuni e indifferenti, ha saputo facilmente mantenere una posizione emotivamente distaccata; sì, sentimenti di tristezza sono stati certamente provati, siamo pur sempre esseri umani. Eppure il coinvolgimento di chi ha vissuto quell’esperienza da lontano risulta superficiale e generalizzato. Questo perché? Il motivo risiede proprio nell’attaccamento a quei luoghi, a quelle persone. Chi ha parenti nelle zone colpite avrà sicuramente percepito emozioni allarmanti e pensieri minacciosi. Laggiù possono esserci i nostri amici, i nostri cari. La paura è alta, si pensa a cosa possa essere successo a loro, ci si chiede se stanno bene e come andrà a finire. Ci si sente impotenti e fragili, come cristalli. Ciò dimostra l’elevata delicatezza del proprio animo quando ciò a cui teniamo viene messo a rischio. Proprio qui si vede l’accecante contrasto fra l’ingenua sensibilità umana e la cinica manifestazione della natura. L’uomo perde tutto, rimane solo, immobile difronte a se stesso. Il Sé di quell’uomo e dei suoi conterranei ormai non è più lo stesso, in questo preciso momento stanno subendo cambiamenti irreversibili. Positivi o Negativi? Non lo sapremo mai. Solo chi vive quel particolare momento può prenderne davvero consapevolezza e provare ad affrontarlo con affetti autentici. La coscienza di quello che è accaduto, in questi giorni, sta fluttuando fra la struggente paura vissuta in quei luoghi alle più generiche reazioni di stupore provate altrove.

Risultati immagini per psicologia clinica dell'emergenzaEntriamo nel tecnico. E’ importante sapere come la risposta all’evento traumatico corrisponda ad una fortissima condizione di stress psicofisiologico. Questo stato comporta sintomi cronici, quali elevato arousal, ipervigilanza, depersonalizzazione e derealizzazione, amnesie dissociative, assenza di reattività emozionale. Questo è il momento in cui il nostro Sé ha bisogno di attuare una vera e propria riorganizzazione, al fine di potersi adattare efficacemente alle difficili influenze ambientali e rendersi stabile. La Psicologia Clinica dell’Emergenza ha messo a punto delle potenti tecniche funzionali per la gestione dello stress post-traumatico; esempi sono l’EMDR, il “Defusing” e il “Debriefing”.

EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)

Il programma più utilizzato per la gestione degli stati sintomatici di stress traumatico è quello dell’EMDR. Essa risulta un efficace e potente tecnica che può essere applicata sia dopo poche ore dall’evento traumatico che dopo alcuni mesi. L’evento traumatico comporta un disturbo dei processi di elaborazione delle informazioni cognitive. La psicopatologia viene concepita come un’informazione che è stata elaborata in modo anomalo. L’EMDR sfrutta principalmente le stimolazioni alternate dei movimenti oculari destri e sinistri al fine di permettere una migliore comunicazione degli emisferi cerebrali.

“Defusing”

E’ una tecnica di gestione dello stress da evento traumatico che consiste in specifiche fasi:

-L’introduzione: la persona che necessita del sostegno viene informata dell’intervento e le sue motivazioni, le si presenta il professionista e si garantisce massima privacy.

-L’esplorazione: qui viene eseguita un’analisi dettagliata di ciò che è stato vissuto dalla persona e si incita una maggiore condivisione delle narrazioni.

-L’informazione: l’operatore tenta di riequilibrare lo stato psicologico della persona e permettergli di elaborarli.

“Debriefing”

E’ un metodo di intervento che solitamente viene impiegato dopo il Defusing. Il programma viene effettuato dopo circa una settimana dall’evento, è costituito da incontri di 2 – 3 ore. Esso si struttura in diversi momenti che hanno lo scopo di incrementare la consapevolezza delle persone su quanto è appena successo. Gli approfondimenti riguardano i fatti vissuti, i pensieri nutriti, le reazioni manifestate, i sintomi accusati. In seguito si procede con le fasi dedicate alla psicoeducazione, in cui si insegnano le tecniche con cui gestire l’emotività e i comportamenti disadattivi.

 

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