La difficoltà di parlare di Emozioni con gli adolescenti: capiamo perchè e rimuoviamo il taboo

La Dott.ssa Laura Allamprese alla sua prima pubblicazione per il Magazine “HR Social Magazine”, ci parla dell’adolescenza, una fase della vita caratterizzata da forti cambiamenti e dalla difficoltà di affrontare e parlare delle proprie emozioni. Tempo medio di lettura: circa 4 minuti.

Parlare di emozioni con gli adolescenti sembra oramai l’impresa del secolo. Nonostante l’adolescenza sia il periodo di vita più ricco di tempeste emotive, affetti dirompenti ed emozioni travolgenti, studiosi, ricercatori e clinici sembrano essere tutti d’accordo sul fatto che l’argomento “emozioni” rappresenti un taboo per i giovani adolescenti, sempre sfuggenti dalle conversazioni e dalle situazioni quando queste sembrano muoversi verso una direzione più profonda ed emozionale, che possa implicare una messa in discussione di stati d’animo e sensazioni.

Risultati immagini per emozioniMolteplici sono le possibili spiegazioni che psicologi, neurologi e psichiatri hanno cercato di dare a questa peculiarità adolescenziale. In primis c’è da considerare l’aspetto neurobiologico concernente alcune aree del cervello dell’adolescente che ancora devono finire di svilupparsi, come ad esempio la corteccia prefrontale, responsabile dell’inibizione di comportamenti impulsivi e irruenti, oppure il sistema limbico, al centro del funzionamento emotivo e della regolazione emozionale, che in questo periodo è ancora molto sensibile ed eccitabile. Pertanto ad una difficoltà di origine neurobiologica nella gestione delle emozioni corrisponderebbe anche una difficoltà a verbalizzarle.

Un altro aspetto di fondamentale importanza è quello relativo alla corporeità. Il corpo maschile e quello femminile in questa fase vanno incontro a rapide modifiche, come il cambiamento della voce, la maturazione dell’apparato riproduttivo, la comparsa dei caratteri sessuali secondari, seguita a volte dall’incremento ponderale. In questo periodo inoltre si stabilizza l’identità sessuale. Questi cambiamenti corporei possono comportare anche degli sconvolgimenti nella vita psichica poiché spesso vengono vissuti con disagio e sofferenza, infatti l’immagine corporea non è più quella dell’infanzia ma non ha raggiunto la maturità sufficiente per essere considerata adulta, cosicché l’adolescente si trova in una sorta di limbo identitario che, unitamente allo sconvolgimento ormonale, può determinare un collasso emotivo. Ad una difficoltà a riconoscersi e apprezzarsi in un corpo che sta cambiando corrisponde un’equivalente, e forse anzi maggiore, complessità ad identificare i propri stati d’animo e le proprie sensazioni, così l’adolescente finisce per ignorare, o meglio distanziare, le componenti affettive, orientandosi verso un mondo più concreto, fatto di azione, tastabile e apparentemente più facile da codificare.

Risultati immagini per emozioni adolescenzaUrge considerare però che un adolescente non impara da autodidatta a leggere ed esporre le proprie emozioni, ma necessita della guida parentale. All’interno del contesto familiare si sperimenta e si apprende, o meglio, si dovrebbero sperimentare e apprendere, le competenze emotive di base, come la capacità di esprimere le proprie emozioni e di comprendere quelle altrui, che costituiscono i presupposti di base dell’intelligenza emotiva. Tuttavia nella fase adolescenziale queste competenze emotive, che siano o meno state apprese, vanno incontro ad un provvisorio ridimensionamento, conseguenza anche del distacco dalle figure genitoriali, finalizzato al raggiungimento del compito evolutivo più importante e significativo, quello di acquisire l’identità adulta. Per poter conseguire tale compito è necessario un graduale incremento di indipendenza e differenziazione dai genitori, infatti secondo il pensiero di Blos (1971), in adolescenza si verifica nuovamente un processo di separazione-individuazione che porterà l’adolescente a distaccarsi dai propri oggetti internalizzati, ossia i genitori, per rivolgersi verso oggetti esterni alla famiglia.

I ragazzi in questa fase sono alla ricerca di nuovi oggetti ed affetti, ed un’importanza fondamentale la riveste il gruppo dei pari, il quale rappresenta per l’adolescente il luogo in cui trovare supporto, sicurezza affettiva, in cui fare intense esperienze emotive, ed in cui è possibile, attraverso esperienze di identificazione con i membri del gruppo, l’elaborazione dell’identità. Ed è proprio il gruppo il posto elettivo in cui i giovani adolescenti cominciano a parlare di emozioni, a condividere affetti e punti di vista, fino ad arrivare alla messa in discussione dei propri stati d’animo.

Pertanto, alla luce di quanto brevemente affrontato in questo articolo, il cui obiettivo è stato quello di rilevare alcune delle cause cooccorrenti alla difficoltà adolescenziale nel verbalizzare le emozioni, sarebbe utile considerare l’ipotesi di un cambiamento di direzione. Non deve essere solo dell’adolescente lo sforzo di aprirsi, di raccontarsi e rivelarsi, ma sta a coloro che si trovano a contatto con i giovani, come i professionisti della salute mentale, ma anche i genitori, gli insegnanti, il compito di interrogarsi su percorsi alternativi per sradicare le emozioni dagli adolescenti, in quanto esse sono presenti e scalpitanti, e hanno solo bisogno della giusta modalità per essere tirate fuori.

Riferimenti Bibliografici

  • Carbone, P. ( 2005). Adolescenze. Percorsi di Psicologia Clinica. Roma : Magi Edizioni.
  • Blos, P. (1971). L’adolescenza. Un’interpretazione psicoanalitica. Milano: Franco Angeli.

Per conoscere meglio Laura Allamprese, visita la sua Pagina Autore

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