La “ferita” dell’abuso sessuale: il trauma

La Dott.ssa Daniela Labattaglia, al suo primo articolo per HR Social Magazine, ci parla del trauma che consegue ad un abuso sessuale. Il tema, benchè molto delicato, è stato proposto per fornire una valida chiave di lettura e riflessione su questo argomento. Tempo medio di lettura: circa 4 minuti

La mente umana è in grado di accogliere degli stimoli esterni soltanto quando è organizzata, sia per elaborare l’informazione, sia per assicurare lo sviluppo e il mantenimento del proprio senso di identità.

Quando si presenta una situazione di pericolo, l’individuo deve cercare di riorganizzare le proprie strategie di difesa per renderle più adattive e affrontare la situazione.

Il trauma è un evento che supera tutte le capacità di adattamento immediato dell’individuo che lo subisce e ciò richiede un appello profondo a tutte le risorse psichiche della vittima.

Nel momento in cui, però, un evento traumatico irrompe nella vita di un bambino, questi non ha ancora raggiunto una maturità mentale tale da sviluppare delle strategie adattive; difatti, quando il bambino è vittima di eventi traumatici è impossibilitato e incapace di avviare il processo di elaborazione poiché non sono presenti adeguati e sufficienti schemi mentali che gli permettono di contrastare la situazione.

L’esposizione a tali eventi influenza il normale sviluppo del bambino e soprattutto il suo benessere psicologico.

Il termine trauma, infatti, deriva dal greco traûma e significa “ferita”. A differenza di alcune esperienze traumatiche che sono visibili (basti pensare a catastrofi naturali, malattie gravi etc), l’esperienza traumatica dell’abuso sessuale non è visibile ma si innesta nella parte più profonda della vittima.

Ricorrendo ad una metafora, l’evento traumatico dell’abuso sessuale non entra nell’organismo come una pallottola che attraversa e poi esce, ma fa il suo ingresso come una scheggia che dal mondo esterno penetra in profondità nel mondo interno dell’individuo e ne resta intrappolata, condizionando gravemente i pensieri, i sentimenti, le azioni e i comportamenti della vittima.

Risultati immagini per traumaIl trauma, quindi, è tale in quanto supera le capacità e le possibilità di adattamento del minore che non ha strumenti emotivi e cognitivi adeguati. Rappresenta una ferita soprattutto se avviene nel periodo di crescita, quando il bambino ha bisogno di punti di riferimento stabili e accoglienti e non di indisponibilità e perversione.

Il trauma sessuale, sia se inflitto da un genitore o da un’altra persona per la quale il minore nutre affetto e ripone fiducia, determina un annientamento così devastante per l’individuo che può essere paragonato ad un “omicidio dell’anima” citando l’autore Perazzani, poiché la vittima non sarà mai più la stessa dopo tale evento e sembra impossibile qualsiasi ritorno ad un identico stato anteriore. Ed è questo ciò che rende insopportabile l’abuso, ammettere a se stessi che chi doveva donare amore, protezione, sicurezza si è rivelato come colui che ha annientato la propria esistenza.

La persona che ha subìto un trauma di natura sessuale, inizialmente, si lascia sommergere da esso poiché percepisce che la situazione di pericolo in cui si trova non può essere gestita; l’abuso sessuale è un evento imprevedibile che coglie di sorpresa la vittima, la quale non riesce ad evitarlo e a gestirlo, poiché esso supera le proprie capacità necessarie a padroneggiare e affrontare tale situazione.

Seguono quindi sentimenti di angoscia, sofferenza e impotenza. Successivamente questi sentimenti portano la vittima a restare assoggettata all’evento traumatico e costretta a ricorrere ai meccanismi di difesa per sfuggire alla situazione di disagio.

Il trauma dell’abuso sessuale, infatti, non è limitato nel tempo ma tende a ripetersi più volte dando vita a sintomi che causano la diminuzione della reattività generale, l’evitamento degli stimoli associati al trauma e sentimenti di tristezza e scoppi di collera verso sé e gli altri.

L’abuso sessuale, come d’altronde ogni evento traumatico, distrugge nel bambino quattro elementi fondamentali della sua evoluzione mentale:

  1. Il senso di prevedibilità e di controllabilità del mondo, dell’esperienza e delle figure (“Il mondo è prevedibile e buono”); 2. Il senso di invulnerabilità/inviolabilità del sé, che costituisce il vissuto basilare di fiducia e di sicurezza nel proprio futuro (“Non può capitare proprio a me!”); 3. La possibilità di dare un senso positivo alla propria esperienza e alla propria esistenza (“La vita ha un senso”); 4. L’Autostima come consapevolezza di un valore costitutivo appartenente al Sé (“Valgo qualcosa”).

Risultati immagini per trauma abuso sessualeDi conseguenza, la vittima ha perso la consapevolezza di avere il controllo del mondo, delle esperienze ma anche delle proprie figure di riferimento poiché non si aspettava che l’adulto potesse fargli del male e renderla partecipe di una situazione così destabilizzante e carica di confusione. Non sente più se stessa come intoccabile, ma sempre in preda al costante pericolo di non essere al sicuro. Vive in una situazione caratterizzata da paura, impotenza, sofferenza in cui non ha più la consapevolezza di valere qualcosa, di essere capace di affrontare la situazione e di trovare un senso alla situazione prima e alla vita poi.

Da quanto trattato, appare chiaro che il trauma subìto deforma il naturale sviluppo della personalità, in cui vengono acquisiti dei modelli mentali e degli schemi sul mondo e sugli altri che non sono reali. Di conseguenza, la vittima ha sviluppato la convinzione di non potersi fidare di nessuno e di non valere niente; per questo motivo, le relazioni con gli altri diventano insicure e gli affetti diventano instabili, poiché le emozioni sono vissute come qualcosa di estremamente rischioso che viverle diventa pericoloso.

Il minore subisce un attacco cosi destabilizzante per la sua personalità che trova degli impedimenti nel continuare la sua crescita in maniera armonica e nel mantenere un equilibrio psichico ancora cosi precario, con il rischio che il trauma sessuale rimane per sempre sommerso, trovando a volte solo la strada dei sintomi per ritornare alla luce.

 

Riferimenti bibliografici

  • American Psychiatric Association (2014). DSM-V, Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina, Milano.
  • De Risio A., Miletto R. (2013). Complice il silenzio, Alpes, Roma.
  • De Zulueta F. (1999). Dal dolore alla violenza, Raffaello Cortina, Milano.
  • Di Blasio P. (2000). Psicologia del bambino maltrattato, il Mulino, Bologna.
  • Perazzani G. (2012). Omicidio dell’anima, Il ciliegio, Como.

 

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