L’ottimismo? Una questione di evoluzione

La Dott.ssa Amoroso ci parla dell’essenza dell’ottimismo. Un interessante scritto che tratta nozioni psicologiche e biologiche manifestando gli effetti positivi dell’ottimismo su se stessi. Tempo medio di lettura, circa 5 minuti.

Immaginate di stare attraversando un momento difficile che vi crea ansia e preoccupazione, quali pensieri si affollano nella vostra mente? Riuscite ad immaginare una soluzione al problema che vi affligge? Riuscite a scorgere una via di uscita? O pensate che non vi sarà mai una fine, che la sfortuna vi perseguita e che capita tutto a voi? Se fate parte di coloro che reagiscono nella prima maniera, potete definirvi ottimisti, se invece appartenete alla schiera dei secondi, siete dei pessimisti.

Detto così sembra che gli ottimisti siano persone felici ma un po’ ingenue, mentre i pessimisti siano uomini e donne realisti e concreti, forse un po’ cinici.

Niente di più sbagliato. Le persone ottimiste sono ben consapevoli dei problemi che vivono e che affrontano ma lo fanno con una marcia in più, guidati da un atteggiamento positivo verso la vita e pieni di fiducia nelle loro capacità. A differenza di quanto potremmo supporre, la maggioranza della popolazione propende per essere ottimista, pensa, ad esempio, che non si ammalerà, che non divorzierà o che non perderà mai il lavoro. Queste rosee previsioni, però, sono legate strettamente a se stessi e al proprio nucleo familiare; questo vuol dire che gli ottimisti, sebbene siano ben consapevoli della realtà circostante e dei rischi ai quali sono esposti, pensano che a loro non capiterà mai niente di negativo. Ma come si fa ad essere ottimisti?

Secondo alcuni esperti l’ottimismo è un’arte di vivere, una disposizione alla felicità che, se non si possiede, può essere appresa, soprattutto tramite il pensiero positivo.

Risultati immagini per ottimismo neuropsicologiaChi affronta la vita con ottimismo vive sicuramente meglio di chi non lo fa e, non solo perché è più felice, ma anche grazie all’influsso positivo sulla salute. L’ottimismo sembra essere la panacea per tutti i mali, sia fisici che psichici. Recenti ricerche hanno evidenziato come la propensione ad essere felici faccia bene al cuore, non inteso come emblema della vita affettiva ma proprio come organo dell’apparato circolatorio. L’atteggiamento fiducioso verso la vita aiuta a mantenere bassi i livelli di glicemia e colesterolo, con notevoli benefici per il sistema cardiovascolare.

A questo punto, però, una domanda sorge perentoria: da dove nasce l’ottimismo? La neuroscienziata israeliana Tali Sharot (2012) ha una teoria davvero affascinante e a tratti sorprendente: l’ottimismo è il risultato di un processo evolutivo della specie umana. Coloro che affrontano la vita con fiducia e speranza nel domani, non solo vivono più a lungo ma raggiungono anche con più facilità il successo.

Sharot afferma che il cervello umano è neurologicamente programmato per immaginare il futuro come piacevole e roseo. Sebbene questo non sempre avvenga, questa “illusione” cognitiva ha concesso al genere umano di avanzare nel percorso evolutivo, permettendogli di credere in un domani migliore e di trasformarsi gradualmente.

Possiamo, quindi, ben dire che la sua funzione è vitale. Il biologo Ajit Varki dell’Università della California, ha esposto sulla rivista Nature (2009) una teoria che avvalora la tesi di Sharot. Varki sostiene che l’uomo è sempre stato ben consapevole della morte come epilogo dell’esistenza e questa consapevolezza avrebbe portato il genere umano all’estinzione, fermando il cammino evolutivo, se non fosse esistito l’ottimismo, la propensione ad immaginare che tutto andrà per il meglio.

Perché l’uomo avrebbe dovuto migliorare la qualità di vita se era certo della sua fine? Perché avanzare nella scala evolutiva? Perché investire nella ricerca e nel progresso se si è sicuri di non poter godere dei loro frutti in futuro? Ciò che ha salvato il genere umano dall’impasse della consapevolezza della morte, secondo il biologo, è stata la capacità di immaginazione della nostra mente, la capacità di fantasticare sul futuro, un futuro migliore del passato, le cui fondamenta possono essere edificate nel presente.

Risultati immagini per ottimismo neuropsicologiaLa mente umana può viaggiare nel tempo e nello spazio e può costruirsi mentalmente un domani superiore all’oggi, lo può sognare, lo può desiderare e per questo continuare ad impegnarsi per migliorare il mondo in cui vive e nel quale vivranno le future generazioni. Tutto ciò si chiama ottimismo irrazionale. Questo ottimismo si basa sulla speranza che tutto andrà per il meglio, che tutti i problemi si risolveranno e che nulla di negativo o di infausto ci toccherà. Razionalmente sappiamo che non è così, non vi può essere certezza che nessuna avversità ci colpirà, eppure questa “illusione” ha permesso al genere umano di migliorare e di evolvere; ed è la stessa “illusione” che porta gli uomini a pensare che un fatto negativo non si ripeterà, che nessuna malattia li colpirà e che tutto andrà per il meglio. Ed è lo stesso ottimismo irrazionale che ci permette di continuare ad andare avanti dopo eventi stressanti e traumatici, ci lascia credere che il domani sarà diverso se non migliore, anche dopo che la vita ci ha mostrato il suo lato più duro. Esiste, ovviamente, anche il rovescio della medaglia dell’ottimismo irrazionale. A volte credere che tutto andrà bene non assicura la realizzazione delle proprie attese, ci si scontra comunque contro il muro della fredda realtà.

L’ottimismo irrazionale, infatti, non preserva da scelte errate, da eventi negativi o da sventure. Regala, però, sogni di un futuro migliore, accompagnati da attimi di serenità e spensieratezza, con diminuzione dell’ansia e delle preoccupazioni che, in fin dei conti, potrebbero valere più del rischio di non farcela.

Bibliografia

  • Sharot T., Ottimisti di natura, Feltrinelli, 2012
  • Varki A., Human Uniqueness and the Denial of Death, Nature 460, n° 7256, 2009

 

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2 pensieri riguardo “L’ottimismo? Una questione di evoluzione

  • maggio 4, 2017 in 4:27 am
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    Ho navigato più di 2 ore in rete, ma non avevo ancora trovato un articolo così piacevole da leggere.
    Se tutti i blog avessero articoli fatti così bene, internet sarebbe decisamente più interessante
    da leggere. Un caro saluto.

    Risposta
    • giugno 12, 2017 in 1:05 pm
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      La ringrazio del gradito apprezzamento.

      Risposta

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