#ortoressia: quando il mangiar sano sfocia nel fanatismo alimentare

La Dott.ssa Assunta Aquino ci parla di un disturbo sempre più diffuso e sempre più social: l’ortoressia ovvero l’ossessione psicologica per il mangiar sano. Tempo medio di lettura: circa 5 minuti

Esiste un confine molto sottile tra il prestare attenzione agli alimenti da consumare e la ricerca ossessiva di cibi sani. Quando questa ricerca diventa un’attività abituale e indispensabile per la persona, entriamo nel campo di un vero e proprio disturbo: l’Ortoressia.

Il termine deriva dal greco Orthos (giusto) e Orexis (appetito) e indica l’ossessione psicologica per il mangiare sano (Bratman, 1977).

L’hashtag “Ortorexia” compare in migliaia di post sul noto social Instagram, dove vengono immortalate razioni di cibo scelto accuratamente, in cui spicca la ricerca di ingredienti salubri, descritti minuziosamente nella loro composizione.

Immagine correlataL’ortoressia si differenzia dall’anoressia e dalla bulimia proprio per questa caratteristica: la focalizzazione del paziente è incentrata sulla qualità degli alimenti, laddove nelle altre forme di disturbo alimentare il focus è centrato sulla quantità degli alimenti da introdurre.

Nella condizione ortoressica la persona mantiene il suo peso forma, motivo per il quale il disturbo passa inosservato allo sguardo esterno, mentre la sofferenza psicologica si alimenta sempre di più, al punto che chi ne soffre rinuncia alla sfera delle relazioni interpersonali per immergersi nella ricerca del cibo ideale. Tra le attività che allontanano sempre più l’ortoressico dalla vita sociale vi sono: la programmazione minuziosa dei pasti, la lettura meticolosa delle etichette a casa o al supermercato, la valutazione della composizione alimentare del cibo, la rinuncia alle uscite a pranzo/cena.

A coadiuvare gli ortoressici in questa estenuante attività intervengono applicazioni, facilmente scaricabili dallo store del proprio smartphone, che consentono di inserire gli alimenti consumati e la marca, restituendo a fine giornata un bilancio delle kcal introdotte, e in particolare una tabella di composizione degli alimenti, confrontate agli altri giorni. Si tratta di veri e propri diari alimentari in cui è possibile monitorare continuamente la propria dieta e realizzare degli aggiustamenti sulla base dei propri obiettivi.

Alla scelta accurata dei cibi si affiancano, nel disturbo, il timore della contaminazione, che può sfociare in una vera e propria ipocondria, e dunque la depurazione, il desiderio di liberarsi dai cibi non salutari, quando la persona si convince di averne ingeriti, la programmazione dei pasti in maniera minuziosa, un pensiero a cui l’ortoressico dedica molte ore, la severità verso se stessi, con l’imposizione di regole alimentari sempre più rigide.

In base ai dati diffusi dal Ministero della Salute, dei 3 milioni di Italiani affetti dai diversi disturbi alimentari, circa il 15% soffrirebbe di ortoressia. Secondo studi su campioni della popolazione italiana (Donini et al. 2004), l’ortoressia sarebbe prevalente nel sesso maschile (11,3%) rispetto a quello femminile (3,9%).

Un dato che sorprende, considerata l’attenzione che da sempre le donne ripongono nell’alimentazione sana.

La risposta al quesito viene fornita da “Nutrimente” (http://nutrimente.org/), associazione per la prevenzione, la cura e la conoscenza dei disturbi del comportamento alimentare, secondo la quale le donne sviluppano dei problemi legati all’immagine corporea e questo le porta a soffrire più frequentemente di anoressia, laddove la “fissazione” del mangiare sano appartiene più alla popolazione maschile e alla diffusione di modelli salutistici legati alla forma fisica e all’allenamento sportivo, che suggeriscono un elevato controllo del cibo (diete iperproteiche e utilizzo di anabolizzanti) per il raggiungimento della forma fisica e della performance ideali. In questi casi, il disturbo sfocia spesso nella Vigoressia, una vera e propria ossessione per la forma fisica che ha delle conseguenze anche sull’alimentazione.

L’ortoressia non interessa solo gli sportivi: essa può emergere anche quando si iniziano a seguire le cosiddette diete “fai da te”, o quelle lette sulle riviste, o scaricate dal web, non personalizzate per età e condizioni di salute e non monitorate nel tempo da un professionista della nutrizione.

E’ bene ribadire che la cultura alimentare di questi soggetti non trova quasi mai riscontro in una reale competenza, ma è frutto di convinzioni e informazioni spesso reperite sul web prive di una validazione scientifica. La popolazione adolescenziale sembrerebbe più a rischio di quella adulta.

Risultati immagini per ortoressiaIl disturbo ha importanti conseguenze sul piano fisico e psicologico. Sul versante fisico si riscontrano di frequente carenze nutrizionali tra cui: squilibri elettrolitici e deficit di vitamine e altri micronutrienti che possono sfociare in osteoporosi e atrofie muscolari anche in giovane età. Sul versante psicologico l’ortoressico convive con uno stato emotivo caratterizzato da depressione e senso di colpa, e sviluppa con il tempo un atteggiamento di tipo ossessivo-compulsivo: la persona prova un perenne stato d’ansia perché teme che il contatto con i cibi considerati da lui malsani possa causargli problemi di salute. Fugaci sono gli stati di euforia che si manifestano quando l’ortoressico riesce a resistere alle rigide regole nutrizionali autoimposte. L’ossessione nei confronti del cibo si accompagna, di frequente, ad altre forme maniacali, come l’ossessione per l’esercizio fisico, per la pulizia, per le cure estetiche.

Uno degli strumenti sviluppati per indagare i sintomi ortoressici è ORTO-15 (Donini, 2005), un questionario costituito da 15 domande a risposta multipla che mirano ad indagare i tipici pattern comportamentali patologici così come le caratteristiche cognitive ed emozionali del disturbo.

Nonostante l’attenzione mediatica che il disturbo ha ricevuto negli ultimi anni, esso non è incluso formalmente nel DSM-5.

Che tipo di intervento richiede l’Ortoressia?

Considerata la capacità del disturbo di passare inizialmente inosservato, è necessario che i professionisti della salute (clinici e operatori della nutrizione) vengano formati specificamente sulle caratteristiche di questa condizione, in modo tale da riconoscerne precocemente i segnali ed essere in grado di indirizzare i pazienti verso un trattamento riabilitativo multidisciplinare.

 

Riferimenti:

  • Associazione “Nutrimente”: http://nutrimente.org/
  • Bratman S. (1977). Health food junkie. Yoga Journal. 8, 42-50.
  • Donini, L.M., Marsili, D, Graziani, M.P., Imbriale, M. e Cannella, C. (2004). Orthorexia nervosa: a preliminary study with a proposal for a diagnosis and an attempt to measure the dimension of the phenomenon. Eat Weight Disorder. 9(2), 151-157.
  • Donini, L.M., Marsili, D., Graziani, M.P., Imbriale, M. e Cannella C. (2005). Orthorexia nervosa: Validation of a diagnosis questionnaire. Eat Weight Disorder. 10(2), 28-32.

 

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