Una Fiaba per la Buonanotte

Una leggera e intensa fiaba da poter raccontare ai vostri bambini ideata e proposta da una mamma. Tempo di lettura: 5 minuti

Una semplice riflessione dettata dall’esperienza di mamma e dall’osservazione: leggere o raccontare fiabe ai bambini fa stare bene genitori e figli.

Per tutti, adulti o bambini, il passaggio dall’attività diurna al riposo notturno viene sentito come una cesura. La fine della fatica, il raggiungimento del sospirato riposo. Oppure la fine del divertimento e il noioso o triste ingresso nel buio notturno.

Un’abitudine che accompagni i bambini verso un sonno sereno, un rito tranquillizzante, può essere il racconto di una o più favole per la buona notte. Nella intimità di questo rito il genitore e il figlio cercano di trovare un territorio dove comunicare emozioni e valori, rassicurarsi vicendevolmente e affrontare insieme le difficoltà della vita, ma con un filtro che rende tutto più lieve: una fiaba. Così tutto quello che racconteremo, anche le situazioni più paurose, saranno “favole” e non la realtà e potranno essere interiorizzate come esempi di comportamento o possibili situazioni e avvenimenti della vita, da maturare nel proprio intimo e da paragonare agli eventi e alle emozioni del proprio vissuto.

Il finale consolatorio – il bene che trionfa sul male, la giustizia che vince sempre – serve a fortificare, a dare certezze, a lascare contenti tutti, sia chi narra che chi ascolta.

Consiglio ai genitori di provare a inventare una fiaba, o anche a leggerne una la sera, ma con la giusta disposizione spirituale: chiudere (= spegnere il cellulare) con tutto quello che si è fatto o si deve fare, respirare a fondo e tuffarsi nell’azzurro rilassante di un mondo di mezzo, di proprietà dei bambini e di chi li ama.

La fiaba che segue è stata da me inventata e raccontata tante volte alle mie bambine e ve la propongo per la semplicità della sua struttura, che potrete usare se ne voleste creare altre. Usatele per trasmettere messaggi e valori che ritenete utili per i vostri figli, che possano rasserenarli e accompagnarli in un sereno sonno.

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NOCCIOLO E KRIK ALLA RICERCA DELLA NUOVA CASA

Nocciolo e Krik, da quando erano nati, abitavano una bella casetta dentro un vecchio albero. Erano nati lì e lì erano cresciuti, al calduccio in inverno ed al fresco d’estate, mangiando noci e ghiande che trovavano in abbondanza nel bosco e giocando tutto il giorno. Quando veniva la notte correvano dentro il vecchio albero e si arrotolavano su se stessi, vicini vicini. Si coprivano il musino con la folta coda e si addormentavano.

scoiattolo

Ma un brutto giorno ci fu un fortissimo temporale, pioggia a secchiate, tuoni e fulmini. E un fulmine cadde sul loro albero e lo spezzò. Per fortuna i due scoiattolini erano scappati velocissimi e non si erano fatti niente, solo una grandissima paura. Però il loro albero era stato spaccato in due e la loro casa non c’era quasi più. Adesso, dove prima c’era il tetto, si vedeva il cielo e la pioggia cadeva dentro fredda, ed il vento soffiava…

Nocciolo disse: – Non possiamo più dormire qui! Che facciamo ora?

Krik rispose: – Dobbiamo cercare una nuova casa!

Nocciolo quasi piangeva: – ma… come? …Dove?

Krik aveva anche lui un poco di paura, ma non lo faceva capire: – Vediamo se qui vicino c’è un altro albero accogliente. Andiamo!

Così i due fratellini iniziarono a camminare nel bosco. Cammina, cammina, videro una collinetta con un buco abbastanza grande.

– Entriamo, forse qui potremo restare a dormire! – Disse Krik

– Va bene. – disse Nocciolo.

Ed entrarono nel buco. C’era come un corridoio buio, e dopo due curve trovarono una stanzetta tonda e asciutta. Subito si acciambellarono e provarono a dormire.

  • Ahi, un pizzicorino, grattami la schiena – disse Nocciolo.
  • Mi prude la zampina. – disse Krik
  • Chi mi fa il solletico? – chiese Nocciolo
  • Ho tutto un formicolio sulla schiena! – disse Krik

Infatti era proprio un formicolio, perché erano entrati un formicaio, che non è certo un posto dove dormire! Appena se ne accorsero, scapparono fuori velocissimi, poi stettero un bel pezzo a grattarsi e leccarsi, per far passare il prurito dei pizzichi delle formiche.

  • E adesso? – chiese Nocciolo.
  • Cerchiamo una casa, ma questa volta su un albero. – rispose krik

E così gli scoiattolini, che sapevano benissimo correre sui rami e saltare da un albero all’altro, continuarono a cercare una tana per dormire mentre la sera si faceva sempre più buia.

Finalmente videro un buco in una quercia, ma questa volta entrarono piano piano: era tutto buio, caldo e c’era un buon profumo. I due si tenevano per mano, camminando in punta di zampine. Poi sentirono uno strano rumore… zzzz, zzzz, zzzz, sempre più forte.

  • LE API! – strillarono in coro.

E come al solito più veloci della luce, schizzarono fuori e corsero, quasi volando, su per il tronco.

Quando si fermarono videro che, nel tronco, c’era un buco tondo tondo. Poteva essere una buona casetta per loro, che erano già così stanchi ed impauriti. Si avvicinarono piano piano, ma all’improvviso due fari luminosi si accesero nel centro di quel buco, e una voce paurosa disse – chiuuuu, chiuuu. Chiuuuuuuuuu!

Era un gufo, dagli occhi grandi e luminosi. Che paura! Krik e nocciolino salirono ancora più in altro, fino alla cima della vecchia quercia. Da li si vedeva il cielo, con le stelle e la luna, e sotto tanti alberi, come un mare di foglie con le onde.

I due scoiattolini, questa volta non seppero più che fare, e si misero a piangere, ma piano piano.

  • Chi piange? – Disse una voce dolcissima.

I due non risposero, ma si guardarono intorno e videro… Un grandissimo uccello era appollaiato sul ramo più alto, Risultati immagini per uccello disegnoaveva penne morbide e colorate e una coda enorme e lunghissima, ma soprattutto aveva degli occhi buoni e sorridenti che facevano sentire bene chi li guardava.

  • Oh, ma siete due scoiattolini! – disse l’uccello – non dovete avere paura di me, io non vi farò del male, anzi vi aiuterò. Venite a riscaldarvi sotto le mie ali.

Nocciolo lo guardò ben bene e non ebbe paura, e piano piano si avvicinò al grande uccello e si mise sotto la sua ala destra. Anche Krik lo studiò per bene, fece un giro attorno all’uccello che lo guardava sorridendo, poi corse a rifugiarsi sotto l’ala sinistra.

I due scoiattolini erano sepolti dalle piume morbide e appena appena tenevano fuori i nasini per respirare.

  • Io sono l’uccello lira, a adesso vi suonerò una bella ninna nanna.

Dette queste parole l’uccello alzò la coda e la aprì come se fosse un ventaglio, e incominciò a muoverla aventi e indietro, producendo un suono dolce e delicato: dlin dlon lili lala dil dlo… e così continuò fino a che i due fratellini si addormentarono sorridendo.

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Come vedete i personaggi sono due, per rappresentare due diverse personalità – uno scoiattolo è più pauroso, l’altro più curioso – in modo che il bambino possa identificarsi in quello che, in quel momento, lo rappresenta meglio.

La situazione di partenza è sempre di precarietà, ed implica un cambiamento.

Le situazioni di pericolo o paurose vanno gestite dal narratore con cura, devono spaventare ma con un pizzico di ironia, usando la voce per sottolineare il terrore, facendo intuire che si tratta pur sempre di una finzione.

Il lieto fine consolatorio è d’obbligo, ma possiamo lasciare uno spazio per proseguire la prossima volta e per far si che la fiaba continui nei sogni dei bambini.

Spero la prossima volta di raccontarvi un’altra storia dei nostri scoiattolini.

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