Revenge Porn: quando il Privato è Online

La Dott.ssa Valentina Bartolomei ci parla di un fenomeno sempre più diffuso che spesso rompe inconsapevolmente quel confine tra la vita privata e quella virtuale: il “Revenge Porn”. Tempo medio di lettura: circa 4 minuti.

Negli ultimi anni si è sentito sempre più parlare di “Revenge Porn”, con questo termine si indicano media sessualmente espliciti condivisi online senza il consenso della persona interessata. Erroneamente si tende a pensare che alla base di tale comportamento vi sia unicamente il desiderio di vendetta verso un ex partner, ma molti responsabili della divulgazione di tali materiali in realtà non nutrono sentimenti personali o desiderio di vendetta. Basti pensare al caso della giornalista Sky Diletta Leotta cui sono state hackerate e diffuse online le immagini personali senza il suo consenso. Un termine meno ambiguo per descrivere questo fenomeno infatti, secondo la Cyber Civile Rights Initiative, sarebbe “pornografia non consensuale”.

Il Revenge Porn secondo Stokes (2014) origina in vari modi:

  1. Foto e video non consensuali
  2. Foto e video consensuali rubate
  3. Foto e video consensuali inviate consapevolmente a qualcuno e successivamente divulgate da quest’ultimo.

Risultati immagini per sextingSpesso la diffusione è intimamente correlata alla pratica del sexting. Il sexting, ovvero la creazione di video e foto sessualmente espliciti normalmente finalizzati alla condivisione con il partner, può divenire l’anticamera del Revenge Porn, attraverso la divulgazione del materiale da parte del ricevente, o sexting secondario. Essere sexy, provocanti, capaci di emozionare sessualmente attraverso l’esplicito, è diventato un imperativo per le ragazze nella cultura giovanile odierna. Questo ovviamente solleva una serie di problematiche che chiamano in campo l’educazione digitale, in quanto il sexting è un fenomeno ampiamente diffuso nella routine relazionale delle giovani coppie.

I cosiddetti migranti digitali hanno imparato l’utilizzo del web attraverso forum dove era presente un moderatore, sperimentando quindi un accesso alla rete più regolato. L’odierna flessibilità degli strumenti e la necessità di competenze informatiche minori invece ha fatto sì che le nuove generazioni saltassero questi passaggi (A. Verza, 2015). Un indagine conoscitiva condotta da Eurispes per Telefono Azzurro (2012) ha rilevato che, per la fascia d’età 12-18 anni, la percentuale di ragazzi che dichiarano di aver trovato loro foto che, anche se non imbarazzanti, non avevano ricevuto autorizzazione alla divulgazione online è del 32,2%, le percentuali scendono per foto e video personali che hanno creato imbarazzo (20,5%), video non imbarazzanti ma non autorizzati (16,6%) e video spiacevoli in cui erano presenti (11,1%).

La relazione tra nuove tecnologie e pornografia sembra essere indissolubile. Negli ultimi anni questo legame è sfociato in molestia, umiliazione ed invasione della privacy. Con la diffusione degli smartphone e tablet è diventato facile per le persone creare e divulgare filmati personali dando vita a quella che Taylor Linkous definisce DIY Pornography, o pornografia fai da te, ponendo le basi per il fenomeno del revenge porn.

Le foto generalmente sono divulgate su siti dediti allo slut-shaming come ad esempio Cheaterville.com o MyEx.com.  Ma in Italia il fenomeno sembra servirsi per lo più dei social network e di Whatsapp come mezzo di diffusione.

Risultati immagini per fenomeno revenge pornIl revenge porn è più diffuso di quanto si creda. Molto spesso infatti all’interno di una relazione violenta gli abusanti minacciano di divulgare materiale pornografico della vittima, ottenuto in maniera non necessariamente consensuale, per evitare che questa denunci gli abusi o ottenga l’affidamento dei figli. Spesso, inoltre, la minaccia di divulgare immagini/video personali è uno strumento di ricatto utilizzato dai trafficanti di essere umani che si servono di tale materiale per vincolare la vittima. È stato, infine, registrato un comportamento analogo anche negli stupratori che filmano l’atto allo scopo di umiliare la vittima ulteriormente e dissuaderla dallo sporgere denuncia.

La divulgazione di pornografia non consensuale genera una serie di conseguenze molto gravi.  La vergogna, lo shock ed il panico prodotti dalla divulgazione di immagini sessualmente esplicite sono tremendi, ed è sufficiente consultare la cronaca per confutare questa affermazione.  Quando la vittima è minorenne inoltre viene quasi certamente a crearsi un blocco nel suo percorso di crescita con una conseguente compromissione del suo sviluppo psico-fisico e della formazione della sua intera personalità.  Simili episodi possono distruggere la vita privata di una persona riducendo anche le opportunità di occupazione ed istruzione.  Le vittime vengono regolarmente minacciate di violenza sessuale, pedinate, molestate, licenziate o costrette a cambiare scuola. In alcuni casi si arriva addirittura al suicidio, si pensi al caso di Tiziana Cantone recentemente apparso sui giornali. In merito a questa vicenda la pagina Facebook ‘Abbatto i muri’ riporta una testimonianza anonima di un’altra donna vittima del revenge porn:

Dopo un mese dall’accaduto mi sono licenziata, dopo 6 anni di lavoro, e sono tutt’ora senza lavoro dato che nella mia zona non ci sono molte possibilità. Ho cambiato casa, numero di cellulare, abitudini. L’uomo che diceva di amarmi e piangeva davanti a me per il desiderio di non perdermi è l’uomo che mi ha rovinato la vita. Non ho mai pensato al suicidio per questo, ma capisco Tiziana, vittima di un maschilismo senza confini’.

Gli studi condotti dalla Cyber Civile Rights Initiative mostrano come all’incirca l’80% delle vittime esperiscano distress emotivo, spesso sperimentano stati di ansia o soffrono di attacchi di panico. Altrettanto frequentemente, ricevono messaggi di molestia offensivi o di minaccia da parte di sconosciuti e vengono interiorizzati generando sofferenza emotiva. Questo accade perché sovente i materiali divulgati si accompagnano a dati personali come l’indirizzo, il numero di telefono o i link dei propri profili personali. Tali messaggi di odio originano da una cultura patriarcale e sessista che vede in maniera impari la libertà sessuale maschile e femminile e possono incrementare il rischio d’insorgenza di disturbi psichiatrici di tipo alimentare e/o depressivo Altre conseguenze rilevanti riguardano la sfera lavorativa. È noto ormai, e confermato da studi della Microsoft, che i datori di lavoro hanno l’abitudine di controllare on line le persone candidate ad una data posizione lavorativa.

Attualmente la legislazione italiana in materia è ancora incerta. Giuridicamente la divulgazione di materiale di minorenni rientra nel reato della pedopornografia ma nel caso in cui la vittima sia maggiorenne la questione di complica. Normalmente si fa richiesta del cambio di nome ed alcune donne, come nel caso di Tiziana Cantone, si appellano al diritto all’oblio. Ma sotto questo punto di vista il dibattito giuridico è ancora acceso.

In conclusione, nonostante il fenomeno sia ancora contenuto, è sempre più stringente la necessità di nuove forme di tutela. In altri stati stanno nascendo una serie di servizi per le vittime del revenge porn come nel caso della Revenge Porn Helpline inglese. È di fondamentale importanza creare dei servizi ad hoc finalizzati alla consulenza e alla mediazione che possa supportare le vittime.

BIBLIOGRAFIA

Linkous, T. (2013). It’s Time for Revenge Porn to Get a Taste of Its Own Medicine: An Argument for the Federal Criminalization of Revenge Porn. Rich. JL & Tech., 20, 1.

Vincenti, A. (2016). Cyberbulli o ingenui digitali? Una ricerca esplorativa nella Regione Marche. Cultura giuridica e diritto vivente, 3.

Stokes, J. K. (2014). Indecent Internet: Resisting Unwarranted Internet Exceptionalism Combating Revenge Porn, The. Berkeley Tech. LJ, 29, 929.

Citron, D. K., & Franks, M. A. (2014). Criminalizing revenge porn. Wake Forest Law Review, 49, 345.

Verza, A. (2015). Sulla struttura speculare e opposta di due modelli di abuso pedopornografico: considerazioni sociologiche e giuridiche a margine di una recente sentenza in materia.  Diritto Penale Contemporaneo

 

SITOGRAFIA

Articolo di Repubblica sulla divulgazione delle foto personali di Diletta Leotta
http://www.repubblica.it/sport/calcio/2016/09/20/news/leotta_hacker-148181621/

Articolo del Fatto Quotidiano sul suicidio di Tiziana Cantone
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/13/napoli-era-finita-in-un-video-hot-diventato-virale-ragazza-si-suicida-a-31-anni/3031435/

Sito Cyber Civil Rights Initiative, nato dalla campagna End the Revenge Porn
https://www.cybercivilrights.org/faqs/

Helpline sul revenge porn  del Regno Unito
http://www.revengepornhelpline.org.uk/about-revenge-porn/

Testimonianza sul revenge porn pubblicata dalla pagina Facebook ‘Abbatto i Muri’
https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/09/15/stalking-e-revengeporn-rovinano-la-vita-delle-donne/

 

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