Siamo quello che sentiamo di Essere

La Dott.ssa Crisafulli, ci propone un excursus storico sul concetto di coppia mostrando l’evoluzione del pensiero e della cultura nel corso degli anni con un focus sul concetto di omosessualità. “L’amore è amore…Sii chi sei e ama chi ami”… Tempo medio di lettura: circa 7 minuti

L’omosessualità, ottanta anni fa, era un tema celato e non discusso. Quando iniziò a manifestarsi fu subito sorpresa e scalpore, nel tempo creò sempre meno meraviglia e oggi parlarne è ormai scontato. Siamo forse vicini a quel momento in cui la gente diviene consapevole e, a volte, si rassegna all’idea che il concetto di normalità abbia dei confini più ampi di quanto previsto. Diviene quindi normale parlare di omosessuale e diventa strano considerare che ai tempi dei nostri nonni era un concetto poco pensato e poco affrontato. È solo una questione di abitudine, è necessario adattarsi ad un’idea che inizialmente può apparire insolita, ma poi tanto strana non è. È solo diversa rispetto a ciò che prima era rigorosamente definito come normale, familiare e, perché no, tradizionale.

Risultati immagini per divorzioUn po’ come il divorzio. Quanti nonni divorziati conoscete? E ancora, quanti bisnonni hanno rinunciato alla sacrosanta idea di famiglia tradizionale? Suppongo ben pochi. E oggi? Oggi molti matrimoni si concludono con una separazione. Ormai il divorzio è pienamente rientrato nella normalità. Se Cinquanta anni fa era impensabile vivere in una famiglia in cui i genitori non stavano più insieme, oggi non è più così strano. Non vi è più un unico modello di famiglia ma molteplici. Le prime famiglie non tradizionali crearono meraviglia, stupore per ciò che si mostrava differente dal solito. Così l’omosessualità: amare una persona del proprio sesso è bizzarro, solo perché siamo abituati ad una concezione di coppia tradizionale.

Nel corso del tempo, inevitabilmente, non solo noi cambiamo, ma cambia quello che ci circonda e quindi il modo di vedere le cose, si creano nuove tendenze, nuove regole, alcune tradizioni vengono abbandonate e se ne creano di nuove.

Intorno ai primi del ‘900 la famiglia era concepita come quel nucleo costituito da madre, padre e uno o più figli. Ogni componente del nucleo familiare aveva dei compiti predefiniti attribuiti prevalentemente dal proprio sesso d’appartenenza. L’uomo, individuo forte e virile, era il lavoratore, al contrario della donna fragile e frivola, dedita alla casa e alla famiglia. L’omosessuale, quindi, era diverso. Di conseguenza veniva visto con stupore e disprezzo. Gli omosessuali erano definiti come “invertiti effemminati che aborrono dai contatti carnali con donne, ma amano e spesso prediligono la compagnia femminile, gli abbigliamenti e le occupazioni muliebri, si compiacciono di discorsi frivoli, si interessano alla moda, sono timidi e raffinati”. A loro volta le donne, invertite virili,mostrano ripugnanza per gli uomini e un conseguente attaccamento appassionato nei confronti di altre donne, fumano sigari forti, si danno alla scherma e si appassionano alle tendenze degli uomini quali scienza, politica e questioni sociali” (Tanzi e Lugaro, 1923). Alla base della non accettazione dell’omosessuale c’era un’inflessibile mentalità basata sulla predefinita differenza di genere. In tale ottica l’omosessuale non era naturale.

Nel 1952, con la pubblicazione della prima edizione del DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) l’omosessualità venne ufficialmente inclusa nella categoria delle malattie mentali, pertanto l’omosessuale fu considerato affetto da un “disturbo sociopatico di personalità”.

In seguito, nel 1968, con la seconda edizione del DSM si iniziò a considerare l’omosessualità come una “deviazione sessuale” insieme alla pedofilia, necrofilia, feticismo e transessualismo. Pertanto, chi era eroticamente attratto dalle persone del proprio sesso era considerato disturbato al pari di chi manifestava una passione erotica nei confronti dei bambini o una forte attrazione per i cadaveri. Nacque, di conseguenza, la cosiddetta “terapia riparativa”, detta anche di conversione, sedicente forma di psicoterapia volta a cambiare l’orientamento da omosessuale a eterosessuale, partendo dal pregiudizio che l’omosessualità è una patologia e l’eterosessualità, invece, la meta naturale dello sviluppo psicosessuale. Tali terapie erano basate esclusivamente su premesse ideologiche-religiose, non clinico-scientifiche, e da quanto emerso dagli studi empirici non comportò il risultato desiderato, ma creò gravi danni psicologici. Tali trattamenti, essendo mirati al raggiungimento di una normalità standard mediante tecniche innaturali, sono stati in seguito banditi dai protocolli di cura.

Nel 1974, con la terza edizione del DSM, venne eliminata l’omosessualità egosintonica (accettata dal soggetto stesso come parte integrante della propria personalità), ma tra le forme patologiche del manuale venne inserita l’omosessualità egodistonica (indesiderata e non positivamente integrata nella propria identità) (Lingiardi e Gazzillo, 2014).

Risultati immagini per omosessualità dsmNel 1987 l’American Psychiatric Association (APA), infine, riconobbe che l’omosessualità non implicava una compromissione del normale funzionamento dell’individuo (lavorativo, sociale) e che, invece, includerla nella categoria dei disturbi mentali comportava problemi psicologici e sociali. Dato il legame tra l’ostilità sociale e la non accettazione del proprio orientamento sessuale (omofobia interiorizzata) e riconosciuta l’assenza di prove scientifiche che giustificassero la precedente categorizzazione, l’omosessualità fu cancellata dall’elenco di malattie mentali presenti nel DSM.

Questo cambiamento segnò la storia, diede libertà, buttò giù molte barriere e pregiudizi.

L’uomo fu scimmia 15 milioni di anni fa e grazie all’evoluzione si è trasformato, non solo nella sua fisicità ma anche nel pensiero. Al contrario dei millepiedi che, invece, sono gli stessi da sempre, non si sono evoluti, non sono mutati nel corso dei secoli. L’uomo però non è un millepiedi, è sensibile al progresso.

L’essere umano lentamente sta evolvendo e raggiungendo la consapevolezza che: siamo quello che sentiamo di essere, non siamo quello che mostriamo solo per paura di essere categorizzati. Ognuno è libero di mostrare l’orientamento sessuale e assumere l’identità che sente più comoda addosso. L’omosessualità, pertanto, è oggi una variante naturale del comportamento umano: siamo nel 2016, non nel 1900.

 

Riferimenti Bibliografici

Tanzi, E. e Lugaro, E. (1923). Trattato delle malattie mentali. Milano: Società Editrice Libraria.

Lingiardi, V. e Gazzillo, F. (2014). La personalità e i suoi disturbi. Milano: Raffaello Cortina Editore.

 

Per conoscere meglio Martina Crisafulli, visita la sua Pagina Autore

HR Social Magazine è sempre alla ricerca di nuovi articolisti. Se anche tu vuoi far parte di questa rubrica o desideri inviarci un tuo scritto su un particolare argomento, scrivici a info@hrsocialmagazine.it, riceverai quanto prima tutte le informazioni utili per entrare a far parte del nostro Team.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *