Siblings, un legame speciale

La Dott.ssa Amoroso ci parla con molta attenzione e tanta delicatezza del Siblings ovvero quel termine che indica fratelli e le sorelle di persone affette da una qualche patologia invalidante. Tempo medio di lettura, circa 5 minuti.

Il legame fraterno è una relazione intensa e molto forte, carica di emozioni profonde e dense, sia in positivo che in negativo.

Appartenere allo stesso nucleo familiare è una casualità, essere fratelli o sorelle è un vincolo che non si sceglie ma che si accoglie come qualcosa di prestabilito.

Risultati immagini per siblingsNon si può scegliere di chi divenire fratello o sorella, ma si può decidere con quale intensità vivere il legame, se riempirlo di gioia, allegria, complicità o di astio, ripicca e gelosia. Si tratta sempre di un legame sostenuto da emozioni forti, nel bene e nel male. Se il legame è con una persona disabile, allora l’intensità della relazione diviene più densa, le sensazioni divengono consistenti, a volte pesanti e taglienti. Questo legame speciale ha un nome che lo distingue dal normale rapporto di fratellanza, forse per sottolineare l’unicità di questo vincolo particolare.

Siblings è il termine inglese usato per indicare i fratelli e le sorelle dei ragazzi più fragili, affetti da una qualche patologia invalidante. E’ una parola entrata a far parte del nostro vocabolario solo da alcuni anni, da quando si è rivolta l’attenzione anche verso coloro che crescono con un congiunto disabile, che affrontano ogni giorno il dolore, la delusione, la paura legati alla possibilità di non farcela ma anche la speranza, la gioia, la soddisfazione di ogni piccola o grande conquista. Per lungo tempo sono stati presi in considerazione unicamente i bisogni, sia fisici che psicologici, della persona disabile e si è rivolta l’attenzione alla coppia genitoriale, ci si è soffermati sulle conseguenze e le implicazioni nate dalla necessità di accudire giorno e notte un figlio con richieste ed esigenze disparate e, a volte, monopolizzanti.

Spesso i genitori, involontariamente, si concentrano totalmente sul figlio disabile, trascurando gli altri figli, non per disinteresse ma per mancanza di tempo o di energia. Ma non solo i genitori devono affrontare e gestire la disabilità del membro più fragile ma anche i fratelli o le sorelle presenti in famiglia. Il loro ruolo è fondamentale eppure, spesso, non visto; i siblings sono denominati “fratelli invisibili” (Valtolina, 2004), perché vivono all’ombra del fratello più fragile. Invisibili sono anche, a volte, i loro sentimenti e le loro emozioni che spaziano lungo un continuum che va dalla negazione e non accettazione, alla totale dedizione.

Essere siblings non è facile, sin da bambini si viene caricati di un ruolo importante, pesante e non sempre facile da capire e da accettare. Molto spesso le richieste di aiuto e di collaborazione nella cura del fratello disabile, così come l’accudimento futuro, quando i genitori non potranno più farlo, risultano dei fardelli gravosi e impegnativi. Questo vincolo fraterno è carico di emozioni, sia positive che negative, a volte ambivalenti ma sempre colme di pathos, mai di indifferenza. I diversi vissuti dei siblings dipendono anche dal contesto e dalla cultura in cui crescono, dall’accettazione familiare della disabilità e dal supporto che ricevono dagli adulti. Crescere con un fratello o una sorella disabili è certamente un impegno oneroso perché carico di sofferenza e di dispiacere ma è anche una grande opportunità. Può essere un’occasione per cogliere non solo le sfumature del dolore ma anche quelle della gioia e della fiducia, permette di crescere accanto a chi, meno fortunato, può insegnare cosa vuol dire sfidare le proprie possibilità, lottare per farcela, cadere e rialzarsi, raggiungere piccole tappe che sembrano, e sono, enormi conquiste.

Non è facile essere un sibling, perché non è facile accettare la disabilità. Si può provare imbarazzo per comportamenti a volte stravaganti, soprattutto se la disabilità non è evidente, o vergogna per far parte di un nucleo familiare al cui interno vi è un membro disabile, così come senso di colpa per essere sani ed avere opportunità e possibilità precluse al fratello o alla sorella più debole. Può capitare che all’esterno la disabilità sia ancorata a preconcetti e discriminazioni che rendono la vita della famiglia ancora più amara e difficile, tanto che si cerca di trascorrere molto tempo con le famiglie con problematiche affini, come se la condivisione aiutasse a sostenere e ad affrontare il dolore.

Immagine correlataNon è semplice vivere, crescere e confrontarsi con un fratello disabile, perché non è semplice ed immediato accettare la diversità e la malattia, non è facile capire perché sia capitato al proprio nucleo familiare, perché gli amici non capiscano, perché a volte ridano o distolgano lo sguardo da una persona che, al di là dell’apparenza, si ama e si vorrebbe vedere felice. Essere siblings vuol dire misurarsi con la vita, con la diversità, con il fallimento e con il successo, vuol dire imparare ad accettare ciò che si vorrebbe cambiare ma che non è possibile fare, vuol dire imparare ad amare in modo incondizionato chi da solo non sempre ce la fa.

I siblings imparano che si può reagire alle sventure, ci si può rialzare e continuare il cammino mano nella mano, con pazienza e speranza in un futuro migliore. Ma imparano anche che a volte nonostante si lotti, la sconfitta è inevitabile. Nascere siblings insegna la tolleranza, l’empatia, la comprensione della sofferenza e l’accettazione della diversità, insegna a tollerare l’ambivalenza dei sentimenti, fa capire che si può provare astio verso chi si vuole bene senza intaccare l’affetto che si prova. Insegna a non accettare la sconfitta prima di aver lottato, a rifuggire i pregiudizi e le credenze e a valorizzare le capacità e le abilità di chi è semplicemente diverso. Un dono enorme da parte di chi di doni dalla vita non ne ha ricevuti tanti.

 

 

Bibliografia

  • Valtolina G G., L’altro fratello. Relazione fraterna e disabilità, Franco Angeli, Milano, 2004

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