I “Social”: Rivoluzione o Regressione?

Il Dott. Gian Luca Porfiri, affronta un tema particolarmente attuale: i Social e il loro utilizzo analizzando l’Evoluzione e/o la Regressione della nostra generazione. Tempo medio di lettura: circa 7 minuti.

 

L’altro giorno ero in treno. Vicino a me c’era un bambino e i suoi genitori. Il piccolo sembrava agitato, non riusciva a stare tranquillo, si muoveva, si lamentava, esprimeva disagio. I genitori allora gli facevano vedere orsetti, palline, giocattoli vari, sperando che si calmasse. Niente sembrava fermare quel pianto disperato. Ad un tratto, dai meandri della borsa, la madre sfodera uno splendente I-PAD, lo accende, apre un’APP e lo cede al figlio. Circa venti secondi dopo (vi giuro, li ho contati) le lacrime cessarono e il bambino rimase tranquillo per tutto il viaggio.

Immagine correlataSi può certo dire che l’era delle tecnologie Smart e Social rappresenta per noi un enorme passo avanti verso il futuro. Tuttavia, come ogni rivoluzione nella storia, il cambiamento culturale può portare sì pregi, ma anche altrettanti deficit.

Il principale vantaggio di questi nuovi mezzi è sicuramente una comunicazione diretta e veloce. E’ formidabile come essi consentano di interagire in tempo reale, a qualsiasi distanza, con chiunque e in ogni parte del mondo. Le informazioni vengono trasmesse all’istante e si può rimanere aggiornati con l’attualità più facilmente.

I nuovi mezzi di comunicazione coinvolgono tutti noi e tutto il mondo, mantenendo sia i contatti sociali della nostra vita che le notizie di cronaca da ogni parte della terra. Basta iscriversi alla pagina di Facebook di un quotidiano per sapere le ultime news, oppure vedere la Home di un nostro amico per sapere cosa ha fatto di recente, oppure chiedere l’amicizia ad una persona persa da tempo di cui non si sapeva più nulla. Sono media comodi, veloci e che danno emozioni.

Tuttavia, da quando Social Network e Smartphone dominano il mondo, l’intera società inizia a mostrare delle stranezze. Da quel momento sono successi bizzarri episodi che difficilmente passano inosservati e quindi meritano necessaria attenzione.

Ricordate il racconto iniziale? E’ un curioso esempio di quanto queste tecnologie possano essere coinvolgenti, tanto da sostituirsi al ruolo genitoriale. Si pensa che l’educazione delle nuove generazioni cambierà in un prossimo futuro. Alcuni governi hanno già l’idea di digitalizzare le scuole introducendo le tecnologie smart nelle attività didattiche. Ciò potrebbe essere utile, ma anche dannoso, al momento non possiamo saperlo perché dipende dall’uso che se ne farà. Vi invito solo a riflettere su un pensiero di Paolo Crepet, il quale afferma che queste nuove tendenze “uccidono l’inconscio del bambino”. Ogni psicologo infatti vi direbbe che un bambino esprime il proprio mondo affettivo semplicemente con carta, matita, colori e un tocco di creatività.

Non solo l’era social ha cambiato il lato umano di questa società, ma perfino i comportamenti delle grandi istituzioni. Nella politica i social hanno determinato fortemente i vincitori delle elezioni degli ultimi anni. Basti pensare al fatto che Evan Williams, co-fondatore di Twitter, ha sentito il bisogno di chiedere scusa al mondo sostenendo che la vittoria di Trump sia avvenuta grazie al suo sito Twitter.

Un altro caso interessante è stato il referendum italiano di fine 2016. Molti scienziati sociali ammisero di aver potuto prevedere il risultato mesi prima il giorno del voto, valutando i comportamenti degli utenti italiani su Facebook, fra commenti, likes e post.

Di fronte a queste storie, sembra che i politici non abbiano più autorità, né autonomia. L’impressione è che le decisioni non vengano più prese dalle istituzioni, ma da un semplice sito web. La domanda perciò risulta spontanea. I social hanno avvicinato o allontanato i politici dai cittadini?

Immagine correlataLe nuove forme di comunicazione stanno rivoluzionando il mondo in cui viviamo, soprattutto rifornendo il mondo lavorativo di profili di dubbia utilità. A cosa servono i giornalisti se oggi ci sono i blogger? A cosa servono attori e registi formati nelle più prestigiose accademie se oggi abbiamo gli youtuber? Cosa ce ne facciamo dei filosofi e umanisti se oggi abbiamo gli influencer?

Infine, l’era dei nuovi media ha cambiato non solo l’educazione, la politica e il lavoro, ma anche le nostre stesse abitudini.

Chi se ne frega di ascoltare le emozioni. Oggi ci sono le emoticons.

Basta pensare con la propria testa. Ora ci sono i post.

E a cosa serve parlare fra di noi se è sufficiente un click per diventare amici.

E poi i selfie, gli hashtag, gli autolike, i profili di coppia e così via…

Detto ciò, proporrei una riflessione. Viviamo un sistema così ben consolidato, ben funzionante, ben oliato, che ormai non ce ne accorgiamo nemmeno. Tutti questi avvenimenti sono percepiti del tutto normali, malgrado il loro assurdo motivo di esistere. Tuttavia, è difficile notare la stranezza se la stranezza diventa la norma. Una stranezza si vede se stona rispetto al contesto, ma se la stranezza è di per sé il contesto, come fai a notarla? E’ più facile notare la normalità in un contesto strano, e perciò ti appare strana, invece di sembrarti strana la stranezza. Lo so, fa venire il mal di testa!

 

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