“E’ tutta colpa della Mamma?”: La teoria dell’Attaccamento

La Dott.ssa Crisafulli, ci propone uno scritto sulla Teoria dell’attaccamento nelle relazioni dei bambini e degli adulti. L’importanza di creare delle relazioni sane e durature. Tempo medio di lettura: circa 7 minuti

Mamma dove hai messo il maglione blu?” “Mamma non mi piace la cena” “Mamma quando sei casa il telefono è sempre occupato!”: a tutte le età è sempre colpa della mamma. Ogni problema è Mamma.

Mamma, la quale certe volte subisce troppe polemiche, più di quante un genitore sempre presente e mai invadente ne meriterebbe, altre volte però reali mancanze materne, fisiche o psicologiche, comportano gravi carenze nei bambini, futuri giovani adulti con problematiche emotivo-comportamentali. Il benessere psicofisico di un bambino, quindi, è specchio della presenza concreta ed emotiva delle figure genitoriali.

“Se il fatto che i bambini piccoli non siano mai completamente o troppo a lungo separati dai loro genitori fosse diventato parte della tradizione, allo stesso modo in cui il sonno regolare e la spremuta d’arancia sono diventate consuetudini nell’allevamento dei piccoli, molti casi di sviluppo nevrotico del carattere sarebbero stati evitati”, afferma John Bowlby, psicoanalista britannico noto per lo sviluppo della Teoria dell’attaccamento.

L’attaccamento è inteso da quest’ultimo come quel sistema comportamentale volto a mantenere o ricercare la vicinanza ed il contatto con una determinata persona, considerata appunto la figura d’attaccamento. Tale comportamento è evidente nella prima infanzia, in particolare Bowlby si riferisce al legame madre-bambino.

Perché si crea tale legame? Secondo gli psicologi degli anni ’50 i bisogni primari del bambino (fame, sete, dolore), soddisfatti dalla figura materna, comportano amore e affetto e questo è quindi alla base di un legame preferenziale.

 A cosa serve quindi la mamma? A nutrirci con il suo latte appena nati e a cucinare la cena da adolescenti? Non solo, sostenne lo psicologo statunitense Harry Harlow, che notò come spesso tale legame si manteneva profondo e intatto, anche quando la madre cessava di essere la risposta ai bisogni del piccolo. Harlow ideò quindi un rivoluzionario esperimento effettuato su piccoli di macaco: realizzò due tipi di madri, una costituita da fil di ferro e dotata di biberon (quindi fonte di nutrimento), l’altra ricoperta esclusivamente da gomma piuma.

Risultati immagini per macachi HarlowI risultati furono sorprendenti: i macachi rimanevano per la maggior parte del tempo attaccati alla madre di spugna, nonostante questa non potesse fornire loro i nutrimenti necessari. In assenza di quest’ultima mostravano spavento, ritiro e comportamenti anomali. Questi risultati spiegarono che all’inizio della vita il bisogno biologico legato all’alimentazione coesiste con il bisogno di essere nutriti d’amore. Tale scoperta portò ad un importante cambiamento: non è solo colpa della mamma, anche i papà sono necessari. Gli uomini possiedono le stesse caratteristiche funzionali per creare il legame di cui il neonato necessita: il bisogno d’attaccamento non è un bisogno d’allattamento. Non è quindi il cibo a creare l’attaccamento primario ma il bisogno di protezione e sicurezza del bambino. Gli esseri umani, così come le scimmie, mostrano una predisposizione innata per tale legame.

Mary Ainsworth, psicologa canadese e allieva di Bowlby, dimostrò però che il sistema d’attaccamento, biologicamente determinato e innato, è malleabile: le differenze qualitative nel comportamento d’attaccamento dipendono dal comportamento del caregiver (“colui che si prende cura”). Quando i bambini sono brevemente separati dal caregiver in una situazione a loro sconosciuta (metodica nota come Strange situation), mostreranno uno di questi quattro modelli comportamentali:

  • SICURO: Nel bambino vi è un equilibrio tra l’esplorazione dell’ambiente e l’attaccamento al genitore. La madre è una base sicura, sensibile e cooperativa. I bambini interiorizzano quindi la capacità di autoregolazione.
  • ANSIOSO-EVITANTE: Tali bambini tendono a privilegiare l’esplorazione dell’ambiente, appaiono precocemente autonomi e indipendenti. Il caregiver tendenzialmente è instabile o intrusivo, pertanto il bambino si iperregola evitando le situazioni che possono procurargli disagio.
  • AMBIVALENTE-RESISTENTE: Il bambino presenta un ridotto comportamento di esplorazione e mostra comportamenti ambivalenti nei confronti della figura materna. La madre è stata per lo più incoerente e sensibile in maniera intermittente. Il bambino, quindi, si iporegola e intensifica il suo disagio per provocare una risposta nel caregiver.
  • DISORGANIZZATO-DISORIENTATO: Tali bambini si trovano di fronte al paradosso di avvicinarsi alla madre per ricevere un rifugio sicuro e nel medesimo istante allontanarsi da lei in quanto fonte di paura. Il bambino sviluppa quindi comportamenti conflittuali.

Risultati immagini per abbraccioIl comportamento d’attaccamento, sostiene Bowlby, anche se è particolarmente evidente nella prima infanzia, caratterizza l’essere umano “dalla culla alla tomba”: l’attaccamento adulto, come quello infantile, spinge a ricercare il contatto e la vicinanza ad una specifica persona soprattutto in situazioni di disagio/stress. Una relazione tra due adulti che s’innamorano non può però essere di per sé un legame d’attaccamento, per essere considerato tale deve: essere duraturo e non transitorio, e le principali funzioni dell’attaccamento primario (ricerca e mantenimento della prossimità; rifugio sicuro; protesta alla separazione, base sicura) dovranno essere progressivamente trasferite al partner. L’attaccamento infantile sembra quindi fungere da punto di forza o importante limite nelle relazioni sentimentali.

Secondo Bowlby ciascun partner dovrà assimilare le proprie nuove esperienze a quelle precedenti e allo stesso tempo accomodarsi alle caratteristiche dell’altro membro della coppia, mantenendo un equilibrio tra continuità e flessibilità. Un partner può quindi disconfermare le aspettative negative che l’altro possiede riguardo le relazioni, ma al contempo una persona sicura nell’infanzia potrebbe vivere una relazione di coppia con un partner insicuro e sviluppare delusione e frustrazione delle sue aspettative (Castellano, Zavattini & Vellotti, 2014). “Non troverò mai una donna come mia mamma”, affermazione sentita di un figlio saggio e riconoscente, che ha ricevuto tutto ciò di cui aveva bisogno, o anche, la stessa, potrebbe essere sputata dalla bocca di chi, spaventato e speranzoso, ritiene la sola possibilità di trovare una compagna simile alla propria madre una terribile minaccia. È quindi tutta colpa della mamma? Non solo, la genetica, la personalità, il papà, il partner sentimentale e le varie esperienze in cui ognuno di noi s’imbatte nel proprio percorso di vita contribuiranno, insieme al legame materno, a rendere ogni individuo unico e a colorare la sua vita con più o meno felicità.

 

 

Riferimenti Bibliografici

  • Fonagy, P. & Target, M. (2005). Psicopatologia evolutiva. Le teorie psicoanalitiche. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Castellano, R., Zavattini, G.C. & Vellotti, P. (2014). Cosa ci fa restare insieme?. Bologna: Mulino.

 

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